Paolo Butti è nato a Figline Valdarno (Firenze) dove vive. Si è laureato in Materie letterarie presso l’Ateneo fiorentino ed ha avuto, fra i suoi maestri, Piero Bigongiari e Sergio Romagnoli. Ha discusso una tesi in Lingua e Letteratura italiana, da cui è stato tratto il saggio Fonti ed elaborazione delle fonti nella “Coltivazione” dell’Alamanni (“Misure critiche”, a. XI, fascicolo XL-XLI, luglio-dicembre 1981, pp. 23-41), ripubblicato poi con il titolo “La coltivazione” di Luigi Alamanni: genesi, fonti, obiettivi (“Memorie valdarnesi”, a. CLXIX, serie VIII, fascicolo II, 2004, pp 69-86). Sempre a Firenze ha frequentato un corso di lessicografia tenuto da Carlo Passerini Tosi all’Accademia della Crusca e un corso di perfezionamento “post lauream” alla Facoltà di Economia e Commercio. È docente di Materie letterarie.

Oltre ad essere autore di saggi di argomento letterario, storico e artistico, è poeta, collabora con varie riviste ed ha ricevuto per la sua attività importanti riconoscimenti da parte della critica e numerosi premi, a dimostrazione di quanto la sua opera sia pregevole e capace di suscitare l’interesse degli ambienti letterari.

L’ultimo saggio pubblicato è La chiesa e il monastero di S. Maria a Ponterosso. Cinque secoli di storia nella terra di Figline Valdarno (Firenze, Florence Art Edizioni, 2021).

Dalla sua produzione in versi, i seguenti libri: Il sogno e la speranza (Firenze, Città di Vita, 2003; seconda edizione, Firenze, Polistampa, 2004), La via della Croce (Roma, Lepisma, 2007), Nel cuore della Madre (Panzano in Chianti – Firenze, Edizioni Feeria, 2010) e Nel fuoco vivo dell’Amore (Firenze, Florence Art Edizioni, 2016), nei quali si sente viva l’influenza della grande poesia religiosa italiana, a cominciare da Dante, declinata però nella chiave di una sensibilità moderna.

Le opere La via della Croce, Nel cuore della Madre e Nel fuoco vivo dell’Amore sono state messe più volte in scena, fra l’altro nella Basilica della SS. Annunziata e nel Battistero di S. Giovanni a Firenze. L’opera Nel cuore della Madre è stata inoltre inserita in concerti strumentali e vocali eseguiti nella Basilica dell’Abbazia di Vallombrosa (Reggello – Firenze). 

Ha composto anche la parte poetica dell’opera musicale Il perfetto canto (2014), la cui composizione è frutto della collaborazione di autori vari, andata in scena in diverse realtà italiane.

Il 07/12/2021 ha presentato il suo libro Nel fuoco vivo dell’amore alle classi 5M, 5H, 4D nel corso del secondo appuntamento del Caffè Artistico-Letterario dei Licei “Giovanni da San Giovanni”, mettendo così a disposizione degli studenti la sua vasta cultura e la sua elegante sensibilità di poeta e di uomo dalla raffinata spiritualità.

I testi degli Studenti

Il leone dell’anima

Volete dunque sapere se la spiritualità è solo religione. 

Provate a rinchiudere un leone,

nobile e possente animale, 

nella gabbia di un fringuello,

e ponetevi nuovamente la domanda. 

La fede è cosa a sé;

una forza capace di esistere in tutto pur essendo in nulla.

Essa è quella fiducia che nella notte oscura,

percorrendo ciecamente una lunga scalinata, 

il nostro piede può sempre trovare uno scalino sotto di lui. 

Credo?

Ho timore di quel passo sospeso, di quel salto nel vuoto;

non posso spiegarlo. 

Posso però esser fiducioso

che anche il cuore più chiuso è composto della medesima materia di tutti gli altri. 

Ma egualmente occorre esser franchi,

perché nascondere l’orrore che è nelle cose non fa che dare ossigeno al loro fuoco. 

Quanti dolori soffriamo, 

Quanti fulmini ci colpiscono,

Quanti mali ci flagellano. 

Che fiume, che mare potremmo creare solamente con le nostre lacrime.

Quindi credere è amore,

ma l’amore più faticoso che l’uomo possa provare,

ed egli deve avere un animo capace di tale prova.

Ben diversa è la spiritualità,

sentimento spontaneo e incontrollabile. 

Nascemmo pura materia,

incapaci a vedere oltre noi stessi,

ma poi ci scoprimmo capaci di tutto, 

sede di emozioni titaniche.

Lo spirito permea la nostra esistenza e le nostre relazioni.

Domandatevi perché,

ma la risposta vi verrà data solamente dal vivere ogni giorno. 

Un bambino ama tanto quanto riesce ad allargare le sue braccia.

Ma nella distanza fra quelle due manine,

non vi è né uno né cento metri,

ma un intero universo che solo il suo cuore sa descrivere. 

La spiritualità è il vero trasumanar,

l’andare oltre il limite che la nostra corporeità ci impone

e che le parole,

finite e materiali,

non sanno spiegare. 

Daniele Ciapi, classe 5M


La mia spiritualità

Devo essere sincero, se penso alla spiritualità penso ad un concetto più ampio e non solo all’aspetto religioso. Ovviamente, solo a sentire questa parola la mente ci porta subito al pensiero di un qualcosa di strettamente legato alla religione. Nonostante questo, io vedo la spiritualità come un qualcosa che possa aiutarci a stare bene. Magari la lettura di un libro, la meditazione, o in generale qualcosa che ci permetta di staccare la nostra mente da tutto ciò che ci accade attorno e che ci consenta di chiuderci, anche solo per un istante, in un mondo che ci faccia stare bene in tutto e per tutto. Questo tipo di spiritualità è qualcosa che sento molto vicina a me e che fa parte della mia quotidianità. Probabilmente ciò che esprime meglio il mio concetto di spiritualità è la musica. Infatti, la musica è quello stratagemma che uso per isolarmi dal mondo e che mi aiuta a stare bene, sia nelle giornate storte che nelle giornate giuste. La spiritualità, che lo si voglia o no, penso che sia un concetto vicino a tutti gli uomini e le donne, credenti o meno. 

Un’altra parola che si affaccia alla mente quando sentiamo parlare di spiritualità è “credere”. Ma credere in cosa? Anche questa è una bella domanda. Ovviamente se parliamo di religione potremmo parlare del credere in un dio o in un qualcosa oltre a noi. Parlando in generale, penso che anche qui ci siano più sfaccettature. Al giorno d’oggi penso che la cosa più importante sia credere in se stessi, convincersi che siamo giusti così e che siamo capaci di fare tutto; credere nel raggiungere un obiettivo senza mai abbattersi malgrado tutte le volte che ci chiuderanno le porte in faccia; credere che la nostra famiglia non ci abbandonerà mai e che ci darà sempre un supporto. Penso che questi “tre credi” siano i più importanti, soprattutto per noi giovani che molto spesso siamo fragili anche davanti alle cose più banali, anche se qualunque cosa che possa farci male non è mai banale. In conclusione, penso che questi due temi siano molto più vicini a noi di quanto pensiamo e che siano fondamentali nella vita di tutti i giorni.

Marco Del Pino, classe 4D


Spiritualità: la parte più vera di noi

“Tu se’ lo mio maestro e ‘l mio autore,

tu se’ solo colui da cu’ io tolsi 

lo bello stilo che m’ha fatto onore”

(vv 85-87, Canto I, Inferno)

Con queste parole Dante parla alla sua guida spirituale quando la incontra all’inizio del suo percorso; Virgilio, infatti, è colui che condurrà il sommo poeta nel corso di una buona parte del suo viaggio. 

Dante parla varie volte di spiritualità, non solo in modo religioso: come detto in precedenza Virgilio è la sua “guida spirituale” nel viaggio ultraterreno che Dante descrive nella Divina Commedia; nella Vita nova, invece, parla del suo amore per Beatrice, che alla fine dell’opera si eleva, diventando un “amore spirituale”. 

Mi sono appoggiata al poeta che più ammiro per dire che la spiritualità non è solo religione, nonostante sia la prima cosa a cui la associamo. La spiritualità è un concetto enorme, più grande di noi e forse è proprio per questo che non lo analizziamo fino in fondo: rimanere in superficie fa meno paura che scavare per scoprirne il vero significato. Ognuno di noi ha una parte spirituale, è quel luogo in cui ogni corazza si frantuma per lasciare spazio alle nostre fragilità, che sono la nostra vera essenza. Alessandro D’Avenia la descriverebbe come “L’arte di essere fragili”, un’arte che spaventa, ma con la quale siamo chiamati a lottare ogni giorno, perché è solo grazie a questa che possiamo vivere come vuole la parte più vera di noi.

Sono convinta che ognuno di noi sia chiamato a credere in qualcosa, indipendentemente dalla fede religiosa, non solo perché è la spinta che serve per avere la forza di andare avanti ogni giorno, ma soprattutto perché è quella spinta che possiede la meravigliosa capacità di motivare come niente e nessuno è in grado di fare. 

Io ho bisogno di credere in me stessa. Negli anni mi sono persa e ritrovata varie volte, fino a dimenticarmi completamente di confidare nelle mie capacità; la cosa che mi ha portato a riflettere maggiormente è stato capire che le altre persone credevano in me più di quanto ci credessi io. Infatti, ritengo di avere una fortuna immensa: quella di essere circondata da persone sempre pronte a sostenermi e supportarmi, come la mia meravigliosa famiglia e le amicizie speciali in cui so per certo di poter confidare.  

Circa un anno fa una professoressa, che ammiro molto, con modi gentili e diretti mi ha detto: “Non ti posso garantire che andrà bene, ma tu devi credere di più in te stessa!”; con queste semplici ma efficaci parole ha lasciato in me una consapevolezza che custodirò per sempre nel mio cuore. 

Eleonora Trovato, classe 4D


Vita… un enigma irrisolvibile

Spiritualità… Un concetto abbastanza complicato da descrivere. Con il passare del tempo ho capito di non credere in un Dio, o per lo meno non del tutto. Mi spiego meglio… ognuno di noi cresce, e crescendo iniziamo a capire quali sono i nostri valori, il nostro ruolo nella vita, le cose alle quali affidiamo più importanza. Io personalmente, fino a qualche anno fa, non davo peso al concetto di credenza e di spiritualità. Sono stato cresciuto secondo una fede cristiana, e quindi credendo all’esistenza di un dio benevolo che infonde salvezza e pace nella nostra vita. Ad un certo punto della mia vita ho iniziato a pormi domande, quali: esiste Dio? Se esiste, perché allora nella nostra vita proviamo anche sofferenza? Esiste la vita dopo la morte? Se esiste, esistono anche il paradiso, il purgatorio e l’inferno? Perché non vediamo Dio? Chi sono io veramente? Cos’è la vita veramente? E se la realtà fosse solo una mera illusione? Ho capito che a tutte queste domande non c’è una risposta, o se ci fosse, non possiamo venirne a conoscenza in questa vita. Se dovessi dire ad oggi in cosa credo, non saprei rispondere. Ad oggi la mia vita si basa su un vero e proprio dubbio, al quale purtroppo non so rispondere. Ho capito col tempo che, se dovessi dire quale sia l’idea che abbraccio a proposito della mia vita, direi che è una vera e propria posizione agnostica. Mi definisco agnostico in quanto non sono sicuro della mia spiritualità, ad esempio non credo nel Dio descritto dalla Bibbia, come non credo a qualsiasi altra divinità (descritta come incausata e creatrice dell’intera realtà che ci circonda). Ma al tempo stesso non escludo la possibilità che un ente originario possa averci creato, che sia il Dio descritto dalla Bibbia o qualsiasi altra forma di divinità, immanente o trascendente che sia. Sostanzialmente non penso che fino a che saremo in vita potremo sapere la verità, ma qui si apre allora un’altra questione, ossia: cos’è allora la verità? Se non possiamo scoprirla in questa vita, significa quindi che essa è soltanto un’illusione o un qualcosa di fittizio? Sono domande a cui al momento non so dare risposta ed è sostanzialmente per questo che non credo in un qualcosa. Non credo a Dio, ma non escludo nemmeno la sua esistenza (e questa convinzione senz’altro mi darebbe un maggiore senso di pace interiore). D’altronde penso che la religione in sé per sé sia solo una creazione degli uomini, i quali, per non restare nel dubbio più totale, cercano di dare una spiegazione alla realtà, tentando di dare un senso a tutto ciò che ci circonda. La vita è una cosa bellissima, ma al contempo mi reca molte insicurezze in quanto non riesco a darle un senso. Se proprio vogliamo dire in cosa credo, senz’altro credo nei giusti valori della vita, quali il rispetto, l’amore (in ogni sua forma, relazione amorosa, famiglia etc…), l’amicizia e tanti altri. Baso la mia vita su questi valori, non so cosa sia effettivamente la vita, ma so che in questo momento sto vivendo (nonostante che mi resti difficile anche capire il concetto di “vivere”) e cerco di viverla al meglio, lasciando spesso in un angolo questi dubbi interiori, ma senza mai abbandonarli del tutto.                                               

Gianluca Calcinai, classe 5H