Enrico Bernardoni nasce a Figline Valdarno il 7 giugno 1985. Vive nella piccola frazione di Matassino, al confine esatto fra le province di Arezzo e Firenze, nel comune di Castelfranco Piandiscò, nel cuore della  campagna toscana.

«Un nome, scelto per portare addosso il senso di una vita; un cognome di fiere tradizioni familiari: Enrico Bernardoni. Presente».

Ha frequentato il Liceo Socio-Psicopedagogico presso l’Istituto Magistrale Statale “Giovanni da San Giovanni”, dove si è diplomato nel 2004; ha poi proseguito gli studi universitari presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo (Università degli studi di Siena), laureandosi in Storia Contemporanea nel 2009 (laurea triennale) e nel 2012 (laurea magistrale). Si appassiona alla politica, ma, dopo anni di militanza e cinque anni nel Consiglio comunale locale, abbandona per “incompatibilità”.

«Prima il cognome e poi il nome in un lungo elenco di giovani vite frementi: presente.

Nelle assemblee con un microfono per sentirsi parte di un tutto come non mai: presente.

Con l’eskimo in pieno luglio davanti ad una accaldata commissione d’esame di Stato: presente».

A partire dall’età della scuola coltiva la passione per la scrittura, in particolare per la poesia, grammaticalmente più libera della prosa e per questo più affine allo spirito dell’autore. Suona la chitarra e occasionalmente canta anche nei locali o nelle piazze del Valdarno. 

«Seduto con carta e penna, ormai senza più calamaio, tra i suoi amati libri di storia: presente.

Nei locali con la chitarra a cantare inseguendo miti e sogni: presente».

Da sempre innamorato della Storia e appassionato di Filosofia, ne fa la sua professione di vita, intraprende la via dell’insegnamento con l’obiettivo vero di far appassionare i suoi studenti a queste materie, oltre che far sviluppare loro un proprio pensiero critico.

Da qualche anno esercita la sua professione/passione come insegnante di sostegno presso i Licei “Giovanni da San Giovanni”; da quest’anno ha anche una classe di Storia e Filosofia.

«Ed ora il segno di una nuova presenza: nei suoi versi, a tracciare il disegno delle figure femminili che hanno attraversato la sua vita infiammandola con il dono, di stilnovista memoria, dell’amore o della sua illusione. In fondo, quasi la stessa cosa…» 

Nel 2011 esce Varie immaginazioni di vita. Sogni, amori, realtà, autoprodotto su www.ilmiolibro.it, una prima raccolta di poesie scritte nel periodo compreso fra la scuola superiore e i primi di università.

Nel 2020 esce Sogni di Felicità. Immagini, amori, visioni edito da Bertoni Editore (Perugia), con introduzione di Alessandra Porri, che è stata l’insegnante di Lettere di Enrico ai tempi del liceo e alla quale appartengono i corsivi riportati in questa presentazione. 

Il 25 novembre 2021 ha presentato il proprio libro Varie immaginazioni di vita. Sogni, amori, realtà alle classi 1M, 2BS, 3L, 3E, 3M nel primo appuntamento del Caffè Artistico-Letterario dei Licei “Giovanni da San Giovanni”, dove attualmente insegna, potendo così presentarsi ai propri studenti nella veste, per loro inedita, di scrittore.

I testi degli Studenti

Latte e menta 

Sai, è strano

passare dal sentirti tutte le sere

domandare “Come stanno i ragazzi?”, 

al vedere quel telefono rimanere silenzioso. 

Girovagare per casa tua, 

rubare quelle vecchie caramelle tenute sotto la TV,

guardare le foto di noi nipoti tenute sempre sul comò ogni volta come se fosse sempre la prima volta;

ecco tutto questo è troppo strano

da quando non ci sei più. 

Sebbene non ti abbia mai conosciuto bene

sento come un legame tra noi:

forse tu non sai, ma ci piacciono le stesse caramelle,

quelle latte e menta.

Per quanto possa sembrare strano

mi sembra di sentirti vicino 

ogni volta che le mangio.

Anonimo, classe 3E


Sforzi vani

Invidio i tuoi amici per il tempo che passano con te ogni giorno,

invidio la tua famiglia per tutti i ricordi che hai con loro,

invidio i tuoi compagni di squadra perché possono stare con te mentre fai una cosa che ami, 

invidio i tuoi compagni di classe, che non devono sperare di vederti qualche secondo all’ingresso.

Sono stanca di immaginare come le cose suonerebbero dette da te,

sono stanca della mia mente che pensa solo alla prossima volta che ti vedrò,

sono stanca del fatto che sapere di vederti è ciò che mi motiva.

E non sopporto il fatto che tu non abbia idea che mi senta così,

non sopporto me stessa per non riuscire a dirtelo,

non sopporto il fatto che dobbiamo scontrarci per avere un minimo contatto e il fatto che “ciao” sia tutto quello che mi hai mai detto.

Vorrei così tanto essere qualcuno che ti circonda, che sente la tua risata e che vede il tuo sorriso, mentre io sono qui in questo angolo, che scrivo i miei pensieri, lasciata a qualche sguardo rubato.

Anonimo, classe 3E


Il valore della famiglia

Quello che mi ha colpito di più durante la riunione è stato il fatto che il professore sia riuscito a tirare fuori la sua arte grazie soprattutto a suo nonno, che gli ha fatto da fonte di ispirazione: il legame che aveva e che continua ad avere e avrà sempre con lui mi ha veramente colpito, forse anche perché rivedo in questo delle somiglianze con me stessa. 

La mia fonte d’ispirazione più grande è mia sorella e lo sarà per sempre; infatti, è stata fortissima quando la vita l’ha quasi costretta ad esserlo, non si è mai tirata indietro, aveva il sorriso sulle labbra anche nelle peggiori occasioni ed è stata un’ancora per me e per tutta la mia famiglia. 

Era lei a stare male, ma contemporaneamente era anche quella che riusciva a trasmetterci più forza di tutti. 

La poesia dedicata al nonno Narciso mi ha coinvolto particolarmente, perché in questa ho percepito molto dolore e nostalgia e questo mi ha emozionato, anche perché io invece ho i miei nonni molto lontani da me e non riesco a godermi appieno il poco tempo con loro. 

Spesso invidio chi invece ha la fortuna di stare con loro tutti i giorni e non si accorge nemmeno di quanto sia fortunato; invece mi fa piacere vedere che il professore ricorda suo nonno come parte fondamentale della sua vita, perché è così che si dovrebbe apprezzare realmente il valore dei nonni.

Quando con la mia famiglia andiamo a trovarli cerco di passare più tempo possibile con loro e soprattutto con mia nonna, che a volte sembra essere l’unico membro della famiglia a capirmi in pieno: nonostante la distanza condividiamo sempre tutto, ci chiamiamo tutti i giorni a pranzo ed è come se fossimo tutti insieme a tavola a conversare senza problemi.

Le vacanze estive sono il mio periodo dell’anno preferito, anche perché solitamente andiamo al mare con i miei nonni, prendiamo una casa e stiamo tutti insieme; custodisco questi ricordi con molta cura, perché, quando un giorno non potrò nemmeno passare quel poco tempo insieme a loro, mi faranno da ancora a cui aggrapparmi nei periodi più bui. 

Mi ricorderò sempre di come io e mia nonna passiamo le giornate a ridere e a prendere in giro scherzosamente mia mamma, o di quando mio nonno mi racconta della sua vita e dei suoi ricordi della sua infanzia, per poi finire il racconto e addormentarsi insieme a me. 

Mi è piaciuto molto l’incontro perché rappresentava pienamente il titolo che gli era stato dato, cioè “Vivo, scrivo”: è interessante vedere come uno scrittore prenda ispirazione da tutto ciò che lo circonda e rapporti i suoi racconti proprio ai fatti della propria vita, facendoci entrare un po’ nella sua testa, nella sua famiglia, nelle sue storie d’amore e rendendo un po’ anche noi protagonisti di questa esperienza.

Anonimo, classe 3E


Ancora viva

Ho bisogno dei tuoi occhi per sentirmi guardata, delle tue orecchie per sentirmi ascoltata. Necessito delle tue labbra per sentirmi dolce e buona.

Ho bisogno di te per sentirmi me stessa, perché cosa sono io se non tua?

Quale è il mio scopo se non quello di essere desiderata?

C’è per caso un “io” senza un “te”?

Probabilmente per te senza di me c’è un mondo intero.

Ma sappi che i confini del mio mondo si trovano dove finisce il tuo amore nei miei confronti, ed io esisto solo quando mi pensi.

Da qualche tempo sento di esser svanita come svanisce un vecchio ricordo: dopo un po’ che non ci pensi più finisce nel dimenticatoio, dove giacciono tutti i pensieri meno importanti. Sono per caso così priva di valore? Io non so darmi una risposta, perché nel mio mondo sussisto solo per soddisfare i tuoi capricci. Non sono me stessa, sono qualunque cosa ti renda felice.

Scopro di essere fatta di carne e ossa solo quando faccio scorrere il sangue sulle braccia.

Non mi sento meglio.

Non mi sento amata.

Non mi sento bella, né desiderata.

Ma almeno adesso sono sicura che sono ancora reale. 

Finché mi scorrerà il sangue sulle braccia io sarò ancora viva.

Anonimo, classe 1M


La Dama

Era il nostro gioco preferito,

Ci giocavamo sempre insieme, ogni giorno

Eppure lei se ne è scordata,

Non sa più come si giochi,

Solo per colpa di quel maledetto mostro.

Lui le sta portando via tutto, 

Ogni ricordo che sia bello o che sia brutto.

Gli unici ricordi che le ha lasciato sono quelli che lei ha di me,

Si ricorda ogni cosa che mi piace fare, tutto quello che le racconto; 

Ogni singolo istante trascorso insieme lei se lo ricorda.

La cosa che al momento riesce a ricordarsi meglio è quanto le piaccia sentirmi cantare, 

Le piace così tanto che tutte le volte che le canto una canzone si emoziona sempre e le spunta subito un sorriso di piena felicità sul suo volto maturo.

Eppure a volte, per paura, mi domando: e se un giorno invece di aver dimenticato solo quel gioco che ci univa tanto e che rendeva le nostre giornate magnifiche non dovesse ricordarsi neanche più della mia voce canora e di tutte le canzoni che le ho dedicato?

O se addirittura un giorno si scordasse pure il mio nome, il nome de “il suo raggio di sole” (così mi chiama lei)?

Proprio per questo tutti i giorni passo del tempo con lei, 

Le sto sempre accanto, per creare più ricordi possibili;

Per cercare di farle rimanere impresso nella mente il ricordo di noi due,

Due anime pure e inseparabili.

Ogni giorno continuiamo ad affrontare ogni difficoltà insieme, con tanta forza e coraggio, ma nonostante mi si spezzi sempre di più il cuore nel vederla perdere contro quel dannato mostro.

Le starò sempre a fianco e cercherò sempre di farla sorridere come lei fa sempre con me. 

Sei forte nonna, Ti amo immensamente.

-Il tuo amore grande.

Letizia Ermini, classe 3E


La fretta

Il problema più grande di noi adolescenti è la fretta.

Non parlo della fretta della mattina, quando prendiamo il cellulare in mano e ci rendiamo conto che la sveglia non è suonata e l’autobus arriverà tra pochi minuti, ma  della fretta interiorizzata sin da bambini e che ci portiamo dietro per tutta la vita.

Viviamo in un mondo dove tutti sono sempre sull’attenti, pronti a reagire ad ogni situazione, dove dobbiamo sempre farci vedere al massimo, dove c’è fretta.

La fretta della prima relazione, il primo bacio, la prima sigaretta, la prima volta fuori fino a tardi, in generale la fretta delle prime esperienze ci perseguita continuamente e quando finalmente riusciamo a fare una di queste esperienze ci rendiamo conto di aver avuto così tanta fretta da non essere riusciti neanche a dare importanza al momento.

Ma la fretta non è solo quella delle prime esperienze: è anche la fretta di tutti i giorni. 

Organizziamo la giornata per non perdere neanche un minuto di essa e ormai ci sentiamo quasi in colpa a perdere tempo.

L’importanza di perdere tempo.

Siamo tutti schiavi dei social, non per colpa nostra, ma perché è l’unico modo nel mondo di oggi di riuscire a stare al passo.

E io non sto assolutamente dicendo di non essere schiava dei social, anzi invidio chiunque riesca a farne a meno, perché se perdi tempo al giorno d’oggi ti senti indietro, non sei al passo, ti senti superato, ti senti perso.

Con queste mie parole io non voglio dire che i social siano la rovina del mondo, ma sto solo dicendo che non riusciamo più a perdere tempo senza sentirci in colpa, senza sentire la piccola voce nella nostra testa che ci dice che è tutto sbagliato, che stare da soli nelle proprie riflessioni è sbagliato, che, invece di pensare a cose inutili o insensate, dovremmo cominciare ad agire subito, per arrivare a diventare anziani ed essere riusciti a vivere al 100%.

Dovremmo davvero vivere tutta la vita avendo l’ansia di fare una cosa troppo tardi?

La verità è che perdere tempo non è sbagliato, non stiamo rimanendo indietro, non stiamo perdendo qualcosa, anzi, in ogni istante in cui noi stiamo “perdendo” tempo, in realtà stiamo dialogando con noi stessi, riusciamo a capire qualcosa in più ed è questo ciò conta.

Perciò la vera domanda è: è davvero la quantità di cose che facciamo quello che conta o la qualità?

Io credo che questa domanda meriti una riflessione da parte di tutti noi.

A chiunque stia leggendo queste mie parole io dico: non abbiate paura di perdere tempo, prendete una pausa senza alcuna distrazione attorno, diventate padroni di voi stessi e del vostro tempo.

Provateci.

Anamaya Porreca, classe 1M


Senza la mamma

Ti scrivo queste cose mamma,

come ho sempre fatto

con gioia, ma anche paura

di non essere in grado.

A scuola piano, piano 

studio e ho buoni voti,

ma non ci sei tu accanto 

per cogliere le mie doti.

Non sei stata alla mia recita

ma non fa niente,

non me la sono presa, tuttavia 

perché si chiama ‘incontro con i genitori’

se io ci vado con la nonna?

Mi chiedi perché sono triste,

cerco di nascondere le mie emozioni,

ma lo sai pure tu 

che la felicità non nel Bancomat consiste.

Io ho bisogno solo di te,

voglio addormentarmi con la tua voce;

dici di essere andata via per il mio bene,

ma allora io mi chiedo:

perché al posto di stare bene,

io piango sottovoce?

Ti amo tanto mamma,

non so cosa farei senza di te;

ti aspetto qui dai nonni,

menomale ci sono loro

che mi aiutano a star meglio,

quando io il mondo ignoro.

Anonimo, classe 3L