Angiolo Maros Dell’Oro, “Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi”, Le Monnier 1953: parte prima: il positivismo: la scienza

Nel libro Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi, Le Monnier 1953 Angiolo Maros Dell’Oro proseguiva la prima parte da lui dedicata al Positivismo completando il primo capitolo sulla filosofia del positivismo col secondo capitolo sulla scienza dei positivisti.

In Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi A. Maros Dell’Oro iniziava il secondo capitolo dedicato alla scienza dei positivisti rilevando l’incremento di interesse e considerazione per la scienza determinatosi nell’Ottocento col positivismo, nella cui età la scienza appariva la nuova luce del mondo: «Nell’Ottocento la scienza godeva già per conto suo di un enorme prestigio. Ma certo il positivismo contribuì molto ad accrescerglielo. Lo fece col battere insistentemente su due motivi: che solo la scienza è un sapere chiaro, sicuro, costruttivo, e che solo la scienza sa fornire un mezzo efficace per il progresso dell’umanità. A sua volta l’accresciuto prestigio della scienza contribuì vivamente a favorirne lo studio… E il pubblico seguiva con crescente interesse… quel che soprattutto contava era l’impressione generale che una nuova luce si fosse accesa nel mondo, e questa luce fosse la scienza» (p. 31).

Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi muove alla considerazione della scienza dei positivisti partendo dall’affermazione scientifica fisica della meccanica nell’età del positivismo: A. Maros Dell’Oro rilevava nel settecentesco chimico-fisico principio di conservazione della massa o quantità di materia di A. Lavoisier la prima formulazione scientifica della conservazione della materia; solo ottocentesca era quindi la prima formulazione della conservazione dell’energia. Già sul finire del Settecento sperimentando la trasformabilità dell’energia meccanica in energia termica B. Thompson Rumford evidenziava l’inadeguatezza dell’interpretazione del calore come sostanza materiale secondo la teoria del fluido calorico e spiegava meccanicamente il calore secondo l’energia  e le sue trasformazioni delineando l’equivalenza di calore e lavoro: A. Maros Dell’Oro sottolineava nell’Ottocento lo sviluppo scientifico meccanico termodinamico della fisica secondo il principio dell’equivalenza fra il lavoro meccanico e l’energia termica col passaggio dagli esperimenti di J. P. Joule «intesi a determinare il valore di scambio tra l’una e l’altra forma di energia» al principio di conservazione dell’energia di J. R. Mayer, il quale «nel 1843… formulò il principio secondo cui l’energia può cambiare di forma ma si conserva sempre quantitativamente costante» (p. 32); come primo principio della termodinamica comprensivo dell’equivalenza fra calore e lavoro e nella generalità programmatica meccanica il principio di conservazione dell’energia è enunciato nel 1847 da H. Helmholtz (1821-1894), il quale «dimostrò sperimentalmente che questo era vero anche nelle trasformazioni tra energia elettrica ed energia cinetica, calorica e luminosa. E da allora il principio della conservazione dell’energia fu considerato uno dei pilastri della scienza» (p. 32).

Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi di A. Maros Dell’Oro continua sull’affermazione scientifica fisica della meccanica nell’età del positivismo: nell’Ottocento i fisici «erano ben consapevoli che l’invito di Galileo a leggere il libro della natura attraverso la matematica non si era ancora pienamente ottemperato, ed anche che lo splendido edificio newtoniano-laplaciano era senza pari: limpido, sicuro e vero. Per tutto un secolo non vi fu alcuna fisica matematica diversa dalla meccanica» (A. R. Hall e M. Boas Hall, Storia della scienza, 1964, Il Mulino 1979, p. 379). A. Maros Dell’Oro insisteva che «i fisici erano già avviati a risolvere tutte le forme di energia in energia meccanica» (p. 32): tutti i fenomeni fisici figuravano come fenomeni meccanici: nell’Ottocento si consideravano riconducibili alla meccanica tutte le parti della fisica: la termologia, l’acustica, l’ottica, l’elettromagnetismo. In termologia il calore non era più sostanzialisticamente interpretato come dovuto al fluido materiale calorico ma era spiegato secondo la teoria cinetica dei gas che prevedeva il movimento delle molecole, dice Maros Dell’Oro: «Le cause del calore, come l’attrito, l’ossidazione chimica, la resistenza all’elettricità, diventavano altrettante forme di energia che semplicemente accrescevano il movimento delle molecole» (pp. 32-33). Se in acustica i suoni erano spiegati come onde di un mezzo materiale elastico, in ottica nella spiegazione della luce la teoria ondulatoria di C. Huygens, «secondo cui la luce è dovuta ad un moto ondulatorio dell’etere» (p. 33), superava la teoria corpuscolare di I. Newton, dice Maros Dell’Oro: se A. Fresnel (1788-1827) opponeva la spiegazione ondulatoria dei fenomeni ottici di diffrazione, interferenza, polarizzazione della luce alla loro inesplicabilità corpuscolare, con la misurazione sperimentale e la relativa precisa determinazione dell’inferiorità della velocità della luce nell’acqua che nell’aria e nel vuoto come previsto dalla teoria ondulatoria e all’opposto di quanto voleva la teoria corpuscolare della luce «nel 1850 L. Foucault… aveva sanzionato il trionfo di C. Huygens su Isaac Newton» (p. 33). Dallo elettro-magnetismo statico alla elettrodinamica A. Maros Dell’Oro sottolineava infine l’immagine meccanica ottocentesca degli stessi fenomeni elettrici e magnetici: non c’erano dubbi che anche «l’elettricità e il magnetismo, a cui il francese A. M. Ampère (1775-1836) aveva dato una prima geniale sistemazione,… si sarebbero ben presto spiegati con movimenti ed urti di corpi» (p. 33): sul principio di gravitazione universale di I. Newton come legge scientifica fisica meccanica dinamica fondamentale era esemplata la settecentesca legge di C. A. Coulomb sulle cariche e forze elettriche e magnetiche statiche, secondo la quale «due masse elettriche si attraggono o respingono in ragione diretta del prodotto delle cariche e in ragione inversa del quadrato della distanza» (p. 33). A. Maros Dell’Oro poteva quindi riferirsi alla «teoria dei modelli meccanici che trovò molti fautori fra cui Lord Kelvin (W. Thomson, 1824-1907)» (p. 33) come al curioso frutto della mentalità scientifica meccanica ottocentesca.

Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi passa alla scienza chimica meccanica dell’età del positivismo: A. Maros Dell’Oro rilevava la distanza della moderna teoria atomica di J. Dalton (1766-1844) dall’atomismo antico di Leucippo e Democrito: l’atomo chimico ottocentesco di Dalton non era più l’atomo fisico-geometrico di Democrito: l’atomo di Democrito era l’indivisibile che risolveva fisicamente e sensibilmente la continuità matematica pura della materia come estensione spaziale geometrica razionalmente intesa, per cui gli atomi antichi sono punti materiali estesi, unità fisiche omogenee solo geometricamente e spazialmente differenti; all’opposto gli atomi di Dalton differiscono qualitativamente per peso o massa materiale secondo gli elementi chimici per ciascuno dei quali sono invece geometricamente, spazialmente e fisicamente uguali, per cui la materia moderna consiste daltonianamente di corpi semplici e corpi composti omogeneamente rispettivamente formati di atomi semplici e atomi composti chimicamente sintetizzati per combinazione e ricombinazione multiproporzionale degli atomi semplici. A. Maros Dell’Oro sottolineava quindi i passaggio dagli atomi composti di J. Dalton alle molecole di Amedeo Avogadro (1776-1856): nella moderna teoria atomica daltoniana Avogadro affermava la distinzione tra atomo e molecola riconoscendo la molecola unità chimica irriducibile alla somma dei singoli atomi componenti secondo il principio di Avogadro per cui nelle medesime condizioni di temperatura e pressione volumi uguali di gas diversi contengono lo stesso numero di molecole. Meccanica era nella stessa chimica organica la teoria dei radicali di J. Liebig: dice A. Maros Dell’Oro: «Nel 1832… Liebig mostrò che in chimica organica un radicale come gruppo complesso di atomi è capace di passare senza decomporsi attraverso tutta una serie di composti organici restando sempre invariabile come se fosse un elemento» (p. 34). A. Maros Dell’Oro passava al modello meccanico semplice degli atomi provvisti di uncini di “valenza” come modello esplicativo della formazione e struttura delle molecole originario della chimica-fisica moderna dello stereochimico J. H. Van’t Hoff (1852-1911) e dell’autore della teoria della dissociazione elettrolitica Svante Arrhenius (1859-1927). Meccanica era la stessa tavola periodica degli elementi di D.I. Mendeleev: secondo la legge periodica degli elementi da lui enunciata nel 1869 Mendeleev ordinava gli elementi chimici per peso atomico e delineava l’espressione sistematica della regolarità del ricorso delle proprietà fisiche e chimiche degli elementi rappresentandoli in una tabella: dice A. Maros Dell’Oro: «Molte caselle erano ancora vuote, ma la scoperta di elementi con le qualità previste che andavano a riempire quelle caselle fece trionfare definitivamente l’idea di Mendeleev» (p. 35).

Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi prosegue sulla scienza nell’età del positivismo passando alla biologia e al problema della vita nell’Ottocento: A. Maros Dell’Oro rilevava l’affermazione ottocentesca della biologia meccanica organica: nella rinnovata antica opposizione tra Democrito e i meccanicisti, «secondo i quali la vita è riducibile in ultima analisi a semplici fenomeni chimico-fisici», ed Aristotele e i vitalisti, «secondo i quali la vita rappresenta un fenomeno sui generis che non si lascia ridurre agli atomi e al movimento», l’Ottocento vide delinearsi la spiegazione biologica meccanica e parve «che Democrito stesse ormai spuntandola su Aristotele» (p. 35). La conclusione biologica meccanicistica appariva necessaria: il mondo organico differisce dal mondo inorganico solo per la maggiore complessità, ma le leggi della fisica e della chimica valgono anche per gli organismi viventi, i quali sono composti degli stessi elementi della materia inerte inorganica: «Il 1828 è una data memorabile nella lotta tra meccanicisti e vitalisti» (p. 35), dice A. Maros Dell’Oro: al 1828 risale la sintesi dell’urea da parte del chimico F. Wöhler; «prodotto azotato più abbondante nelle urine degli animali» l’urea è un composto chimico organico metabolicamente prodotto da organismi viventi e rappresenta il primo composto organico preparato per sintesi chimica; la sintesi dell’urea a partire dal cianato di ammonio provava meccanicisticamente la possibilità di preparare in laboratorio sostanze chimiche organiche prodotte da organismi viventi. A. Maros Dell’Oro continuava con la rivendicazione vitalistica della differenza qualitativa essenziale tra le stesse sostanze chimiche organiche prodotte in laboratorio e prodotte non nell’inerzia materiale inorganica ma nel corpo vivo degli organismi viventi, per cui il punto diventava vitalisticamente l’improponibile origine della vita organica da elementi inorganici: «La generazione spontanea, come hanno dimostrato F. Redi nel Seicento e L. Spallanzani nel Settecento, è inammissibile» (p. 36). Meccanicisticamente nell’Ottocento la sfida dell’origine inorganica della vita fu raccolta: «C’era in moltissimi la convinzione che la grande scoperta di casi concreti di produzione della vita dalla non vita fosse ormai imminente» (p. 36): A. Maros Dell’Oro concludeva sulla biologia ottocentesca ponendo l’accento sulla emblematica storica sintesi di istanza meccanicistica e istanza vitalistica nella moderna fisiologia scientifica meccanica organica di C. Bernard (1813-1878), autore della Introduzione allo studio della medicina sperimentale del 1865: «Anche il medico, se vuole che la propria scienza progredisca, deve fare delle ipotesi, e cioè deve porre delle domande precise alla natura e poi curare, attraverso l’esperimento, che la natura gli risponda in modo altrettanto preciso… Ora, tra i fenomeni biologici vi è quello dell’organicità. Nel vivente le parti sono solidali in un tutto unico, e ciascuna vi collabora secondo le proprie caratteristiche particolari. Questo è proprio solo della vita, e quindi è assurdo pretendere che la biologia si risolva interamente nella chimico-fisica» (pp. 36-37).

In Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi il discorso sulla scienza biologica positivistica ottocentesca era da A. Maros Dell’Oro ripreso dopo la trattazione delle origini positivistiche ottocentesche della psicologia scientifica contemporanea e completato secondo la generale teoria dell’evoluzione: l’affermazione scientifica della filosofica occidentale antica idea di evoluzione è moderna e si delinea nel Sette-Ottocento: «In astronomia abbiamo la teoria… di Kant-Laplace sulla formazione del sistema solare. In geologia all’ipotesi cataclismatica… si sostituì l’ipotesi attualistica dell’inglese Charles Lyell ( 1797-1875)… In biologia il principio evolutivo è affermato per la prima volta da G. L. Buffon nella Storia naturale pubblicata dal 1749… Ma nessuno aveva ancora dato una teoria completa. Questo merito spetta al francese J. B. Lamarck (1744-1829)» (p. 39). Il principio dell’evoluzione biologica è scientificamente stato teoricamente proposto da J. B. Lamarck nella Filosofia zoologica del 1809 ma imposto da C. R. Darwin (1809-1882) con l’Origine delle specie del 1859, dice A. Maros Dell’Oro: Lamarck attribuiva l’evoluzione delle specie viventi alla tendenza ambientalmente adattiva degli organismi a modificarsi secondo la legge dell’uso e non uso degli organi, per la quale è la frequenza del suo impiego a stabilire lo sviluppo di un organo come l’allungamento del collo delle giraffe per l’altezza degli alberi tropicali, e la legge dell’ereditarietà dei caratteri acquisiti per influenza dell’ambiente; per Darwin l’evoluzione delle specie viventi è determinata dalla selezione naturale dell’ambiente sui caratteri e sulle variazioni individuali e dalla trasmissibilità ereditaria dei caratteri e delle variazioni individuali ai discendenti, per cui con la selezione naturale nella lotta per l’esistenza la sopravvivenza e la riproduzione degli individui coi caratteri e colle variazioni favorevoli adattive porta alla trasformazione e all’adattamento ambientale della specie.

In Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi A. Maros Dell’Oro chiudeva il secondo capitolo da lui dedicato alla scienza nell’età del positivismo rilevando le inferenze non scientifiche ma filosofiche metafisiche della scienza positivista: dalla conservazione di materia ed energia, l’eternità del mondo; dalla scienza meccanica fisica, chimica e biologica, il determinismo universale e la mancanza di ogni finalità: «C. R. Darwin, da autentico scienziato, raccoglieva dati su dati e con la sua teoria intendeva spiegare solo il meccanismo dell’evoluzione… Così Darwin parla di un’evoluzione psichica in concomitanza con l’evoluzione fisiologica degli animali, ma ha scrupolosamente cura di evitare ogni interpretazione della sensazione o del pensiero come tali» (pp. 42-43).

Alle origini positivistiche ottocentesche della psicologia scientifica contemporanea era da A. Maros Dell’Oro dedicato il quarto titolo del secondo capitolo di Filosofia, scienza e tecnica dal positivismo a oggi: «Si può dire che un suo volto definito… la scienza psicologica lo abbia acquistato solo nella seconda seconda metà dell’Ottocento… Fra i pionieri della psicologia scientifica vanno ricordati: i tedeschi E. H. Weber (1795-1878), G. T. Fechner (1801-1887), H. Helmholtz (1821-1894) e W. Wundt (1832-1920), il quale nel 1879 fondò a Lipsia il primo laboratorio di psicologia sperimentale; i francesi J. M. Charcot (1825-1893) e T. Ribot (1839-1916); l’inglese F. Galton (1822-1911), che fu anche antropologo e meteorologo; l’italiano Cesare Lombroso (1835-1909). Ciascuno di loro ebbe schiere di discepoli che diffusero e proseguirono lo studio della nuova scienza» (pp. 37-38). A. Maros Dell’Oro integrava le linee della scienza empirica positivistica ottocentesca rilevando la specificità scientifica della psicologia: «Ci si appoggiava molto alla fisiologia, creando così una scienza composita che Fechner aveva battezzato psicofisica… Le ricerche di psicofisica… hanno… il rigore sperimentale della scienza moderna. Le indagini più famose furono quelle sui rapporti tra stimolo e sensazione… Il carattere matematico della legge psicofisica fondamentale di Weber-Fechner fece grande impressione» (p. 38).