Bertrand Russell (1872-1970) e il metodo logico analitico in filosofia tra logica delle relazioni e neoempirismo

Il filosofo britannico Bertrand Russell (1872-1970) è tra i grandi pensatori del Novecento.

Il pensiero di B. Russell esprime il metodo logico analitico in filosofia tra logica delle relazioni e neoempirismo.

Rispetto a scienza e conoscenza la filosofia di Russell si caratterizza per il logicismo, l’atomismo logico e l’empirismo.

Per la logica, la matematica e i fondamenti della matematica con Gottlob Frege (1848-1925) e Bertrand Russell si va dal logicismo alla crisi del logicismo: il logicismo intende il mondo logico-matematico realtà indipendente dalla mente umana e considerava la matematica riducibile alla logica; l’idea della valenza logica della teoria matematica degli insiemi doveva confrontarsi con l’antinomia russelliana delle classi.

Per Russell la filosofia è essenzialmente logica: la logica matematica è essenzialmente logica delle relazioni; relazioni tra le cose sono i fatti; l’analisi logica approda agli atomi logici ed ai corrispondenti atomi fattuali; l’atomismo è logico ed empirico.

Con G. E. Moore (1873-1958) Bertrand Russell si liberava dal neoidealismo e tornava all’empirismo tradizionale inglese: realistico o fenomenistico l’empirismo richiama all’esperienza dei fatti; i fatti sono logicamente esprimibili come relazioni; le relazioni sono l’oggetto della matematica.

In etica e politica la filosofia di Bertrand Russell guarda alla libertà e alla dimensione dei valori.

I valori non sono deducibili dai fatti: dei valori si occupa l’etica, non la conoscenza: l’esigenza etica e politica della libertà è per la conoscenza da B. Russell affermata nel valore della libera ricerca; la libera ricerca è opposta ai dogmi e non-sensi metafisici; senso conoscitivo ha solo il discorso scientifico puro ed empirico; se il determinismo psico-fisico contrasta col libero arbitrio, il determinismo sociale storico-culturale non toglie valore alla libera personalità umana.