La risposta di I. Kant a D. Hume

Nella scoperta nell’a priori dell’elemento costitutivo della realtà oggettiva sta la superiorità di I. Kant rispetto a D. Hume, poiché Hume non seppe cosa fare della scoperta nella conoscenza di principi non empirici e li poté caratterizzare soltanto come “abitudine”

Hans Reichenbach 1922, in Paolo Parrini, Linguaggio e teoria: due saggi di analisi filosofica, La Nuova Italia 1976, p. 282

I. Kant era per ammissione generale innamorato della metafisica, e quando il positivismo di D. Hume lo ebbe scosso nell’intimo il suo più grande desiderio rimase quello di salvare ciò che era possibile salvare quanto a necessità e universalità… Kant ha sicuramente il grande merito di una formulazione esplicita e rigorosa del carattere costitutivo dell’a priori, ma come costitutivo della realtà oggettiva l’a priori è nella sostanza implicitamente riconosciuto da ogni teoria della conoscenza

Moritz Schlick 1920, in Paolo Parrini, L’empirismo logico, 2002, Carocci 2005, pp. 265-266

Nello sviluppo dell’empirismo moderno definito da John Locke (1632-1704) nel Seicento George Berkeley (1685-1753) aveva ridotto le qualità primarie oggettive delle cose reali alle qualità secondarie soggettive della percezione sensibile: nel Settecento con la riduzione delle qualità a sensazioni Berkeley apriva la strada all’empirismo scettico di David Hume (1711-1776): per Hume l’esperienza umana non supera la soggettività delle sensazioni per attingere la realtà oggettiva delle cose; l’impossibilità della ragione o intelligenza umana di definire conoscitivamente  la realtà oggettiva, alla quale passiamo per le esigenze pratiche della vita e crediamo per “fede”, è così affermata dallo scetticismo di Hume.

Nella Scozia del Settecento allo scetticismo di Hume si opponeva il realismo di Thomas Reid (1710-1796): a Th. Reid si riconduce la cosiddetta scuola scozzese del senso comune; Reid elabora la filosofia del senso comune e si richiama al realismo naturale del senso comune.

All’affermazione dello scetticismo di Hume dell’impossibilità della ragione o intelligenza umana di definire conoscitivamente la realtà oggettiva Reid oppone l’affermazione del naturale potere dell’uomo di intuizione intellettiva dei principi del senso comune che definiscono conoscitivamente la realtà oggettiva. Per Reid è così al “sano intelletto umano” che si deve l’intuizione di senso comune del principio di causalità secondo il quale ogni evento deve avere una causa: i principi del senso comune sono dal nostro intelletto intuiti come evidenti ed è l’evidenza a portarci al riferimento conoscitivo dei principi del senso comune alla realtà oggettiva; è così per Reid l’evidenza e quindi la validità universale e necessaria a legittimare conoscitivamente i principi del senso comune come costitutivi della realtà oggettiva.

La giustificazione conoscitiva dei principi del senso comune secondo la loro evidenza presupponeva il potere della ragione umana di portarci sulla realtà oggettiva: la costituzione della realtà oggettiva secondo i principi della ragione è al centro della riflessione filosofica di Immanuel Kant (1724-1804).

La risposta di I. Kant a D. Hume fa appello alla ragione pura: all’empirismo scettico humeano Kant oppone il riconoscimento della ragione come conoscitivamente costitutiva della realtà oggettiva; conoscitivamente per Kant la realtà oggettiva si definisce intellettualmente non per via intuitiva ma secondo la ragione discorsiva.

Come sapere oggettivo la conoscenza richiede la realtà oggettiva alla quale riferirsi: per lo scetticismo di Hume la realtà oggettiva è presupposta per la vita e non per la conoscenza; contro lo scetticismo di Hume la possibilità della conoscenza è da Reid e da Kant rispettivamente affermata secondo il senso comune e secondo la ragion pura; rispettivamente secondo il senso comune e secondo la ragion pura i principi della conoscenza umana sono così da Reid e da Kant riferiti alla realtà oggettiva.

Come costitutivi della realtà oggettiva i principi della conoscenza sono i presupposti del sapere: se per Reid sono costitutivi della realtà oggettiva perché sono evidenti al senso comune degli uomini secondo la loro intuizione intellettiva, per Kant i principi della conoscenza umana sono per noi evidenti perché sono costitutivi della realtà oggettiva secondo la ragion pura e il discorso razionale del nostro intelletto; per Kant i principi della conoscenza sono dunque per noi evidenti perché sono i presupposti della costituzione della realtà oggettiva oggetto del sapere umano.

La conoscenza umana è funzionale e non sostanziale: la nostra conoscenza non è conoscenza della sostanza o essenza delle cose in sé ma è un sapere di funzioni o relazioni tra i fenomeni o cose come sono per noi: come mondo dei fenomeni la realtà oggettiva è per Kant da noi costituita, formata secondo i principi della conoscenza umana come presupposti o condizioni di un sapere oggettivo.

L’identificazione da parte di I. Kant delle condizioni della possibilità della conoscenza umana con le condizioni della possibilità della realtà oggettiva oggetto della nostra conoscenza rimanda all’idea della conoscenza affermatasi con la Rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento con la quale nasce la scienza moderna: la scienza moderna ritrova la antica via greca ellenistica della teoria e dal metodo scientifico aristotelico-baconiano della definizione sostanziale o essenziale delle cose secondo genere e specie passa al metodo scientifico archimedeo-galileiano della definizione funzionale o relazionale dei fenomeni secondo i rapporti matematici ed empirico-sperimentali tra le cose; la moderna affermazione della scienza come costruzione razionale ipotetico-deduttiva di modelli teorici della realtà secondo il metodo scientifico matematico ed empirico-sperimentale di indagine delle relazioni fenomeniche portava al riconoscimento dei principi della conoscenza umana come costitutivi della realtà oggettiva quale oggetto del nostro sapere; per Kant i principi della conoscenza costituiscono quindi la realtà oggettiva e non ne sono costitutivi perché sono evidenti ma sono per noi evidenti perché ne sono costitutivi.

Con la riduzione dell’evidenza dei principi della conoscenza umana alla loro costituzione, formazione della realtà oggettiva I. Kant superava il presupposto filosofico del potere della nostra ragione di portarci sulla realtà oggettiva ma riportava l’evidenza al soggetto conoscente: il problema di Kant diventava di come giustificare l’evidenza quale validità oggettiva dei principi della conoscenza: solo la validità oggettiva può garantire ai principi della conoscenza umana l’universalità e la necessità del sapere indipendente dall’esperienza.

La conoscenza indipendente dall’esperienza sensibile è da I. Kant definita a priori: conoscere è giudicare; la conoscenza a priori consiste così per Kant in giudizi sintetici a priori; contrario dell’analitico il sintetico è ampliativo, estensivo della nostra conoscenza e in quanto non empirico, non basato sull’esperienza l’a priori è appunto indipendente dall’esperienza sensibile.

Come oggettivamente evidenti i principi della conoscenza sono universali e necessari: universalità e necessità non possono derivare dall’esperienza sensibile; non potendo essere empirici i principi della nostra conoscenza devono dunque essere indipendenti dall’esperienza; per Kant i principi della conoscenza sono quindi a priori.

Come conseguenza della realtà oggettiva conoscitiva delle forme razionali pure la validità a priori, o indipendente dall’esperienza sensibile e dai fatti del mondo, dei principi della conoscenza umana è kantianamente riconducibile alla tendenza della nostra ragione ad inquadrare il materiale sensibile percettivamente dato in un ordine temporale oggettivo: il tempo è l’orizzonte dell’esperienza umana, il tempo è per Kant la forma dell’intuizione sensibile in generale; come condizione generale della percezione il tempo organizza e accompagna ogni nostra esperienza secondo permanenza, successione e simultaneità percettiva soggettiva; sul tempo soggettivo della percezione e dell’apprensione sensibile si innesta per Kant il tempo oggettivo dell’immaginazione razionale; per Kant gli schemi puri dell’immaginazione determinano a priori il tempo secondo permanenza, successione e simultaneità reale oggettiva e corrispondentemente così dispongono e orientano il nostro intelletto all’interpretazione formale sostanziale, causale e interattiva del mondo e alla costituzione della realtà oggettiva secondo i concetti puri o categorie confermando la validità a priori e quindi universale e necessaria dei principi della nostra conoscenza.