Nota sull’orizzonte sociale dell’individuo

La sociologia appare volta alla determinazione dell’orizzonte sociale dell’individuo: presupposto della sociologia appare la irriducibilità della società alla “somma” dei singoli uomini e l’imporsi della società all’individuo.

La dimensione sociale o “politica” dell’uomo è storicamente ben stata oggetto di interesse “filosofico”. Caratteristica della sociologia è una approssimazione “scientifica” ai “fenomeni sociali”. Per il peculiare interesse alla moderna società industriale riconducibile alla moderna Rivoluzione industriale la sociologia è “scienza della modernità”.

Le condizioni storico-culturali della “sociologia scientifica” appaiono rintracciabili nella Rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento con la quale nasce la scienza moderna. La scienza si caratterizza per il suo “metodo”: “metodo scientifico” è “razionalità”: l’impresa scientifica si presenta metodica, razionale. Con la Rivoluzione scientifica ed il sorgere della scienza moderna riemergono e si affermano “i valori della ragione”: «La storia della scienza può servire a renderci consapevoli che la razionalità, il rigore logico, la controllabilità delle asserzioni, la pubblicità dei risultati e dei metodi, la stessa struttura del sapere scientifico come qualcosa che è capace di crescere su se stesso non sono categorie perenni dello spirito né dati eterni della storia umana, ma conquiste storiche, che, come tutte le conquiste, sono, per definizione, suscettibili di andare perdute»[1]. Momento storico del consolidamento dei valori della ragione risulta ben l’Illuminismo: «“L’illuminismo è l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso”. “Minorità” è l’incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. “Imputabile” a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di fare uso del proprio intelletto senza essere guidati da un altro. Sapere aude! Abbi il coraggio di servirti della “tua propria” intelligenza! E’ questo il motto dell’illuminismo»[2]. Il Settecento è “l’età di Newton”: le scienze appaiono il “paradigma metodico”: «Hume espresse la fervida speranza di poter fare per la filosofia morale quanto Newton aveva fatto per la filosofia naturale. Nell’etica, nella letteratura, nella teoria politica, nella teologia e naturalmente nella scienza della natura del diciottesimo secolo sentimenti simili erano espressi apertamente e frequentemente. In ciascuno di questi campi ed altrettanto in altri posson indicarsi varie figure che variamente volevan “newtonizzare” la loro disciplina»[3].

Alle condizioni storico-culturali sembrano naturalmente collegate le condizioni storico-sociali della sociologia: «… [la] Rivoluzione scientifica… resta, nel bene e nel male, alle radici della civiltà moderna»[4]. Agli sviluppi tecnico-scientifici appare storicamente accompagnarsi una crescita della “complessità sociale”: la “società” si fa sempre più articolata. “Comunità” e società si determinano storicamente: la vita collettiva “reagisce” alle forme dello “spirito oggettivo” che vincolano l’individuo. Nella “società moderna” alla divisione del lavoro del mondo della produzione e dell’industria si affiancano l’organizzazione razionale e la specializzazione.

Parlando dell’orizzonte sociale dell’individuo sembra naturalmente porsi la grande questione se il condizionamento sociale comprometta la libertà degli uomini. Se appare dover per definizione considerare il potere dei “fattori sociali” per evitare il “sociologismo” la sociologia sembra non poter trascurare i “fattori individuali”. Nel definirsi storico della sociologia l’enfasi di Emile Durkheim sulla “cogenza del sociale” appare così contemperata con l’accento di Max Weber sulle “azioni individuali”. L’esigenza storico-socio-culturale di tener parimenti conto e della “struttura” e della “sovrastruttura” sembra con cenno alla sua Storia della filosofia occidentale del 1945 per le “filosofie” ben espressa da Bertrand Russell: «La relazione tra la filosofia e le condizioni sociali è stata normalmente ignorata dai filosofi di professione. I marxisti si interessano della filosofia come di un effetto, ma non la riconoscono come causa. Eppure, evidentemente, ogni filosofia importante è entrambe le cose insieme. Platone è in parte un effetto della vittoria di Sparta nella guerra del Peloponneso, ed in parte è anche tra le cause della teologia cristiana. Trattarlo soltanto sotto il primo aspetto significa rendere inesplicabile lo sviluppo della Chiesa durante il Medioevo. Ora sto scrivendo una storia della filosofia occidentale da Talete ai nostri giorni, storia nella quale ogni sistema importante è trattato nella stessa misura e come causa e come effetto delle condizioni sociali»[5]. L’importanza dell’apporto “individuale” alla società è dallo stesso Russell ben rilevata: «La matematica, per quanto i primi babilonesi avessero compiuto passi cospicui, è quasi interamente un’invenzione greca; se i greci non fossero esistiti, non vi è ragione per supporre che un’opera analoga agli Elementi di Euclide sarebbe stata scritta nell’antichità, e ancor meno durante il Medioevo. E i greci che operarono le scoperte matematiche costituiscono un numero di uomini molto esiguo. Anche la scienza moderna deve i  suoi inizi ad un numero molto esiguo di uomini, di cui i principali sono Copernico, Keplero e Galileo. Non vi è nessuna valida ragione, se non l’assenza accidentale di un genio straordinario, per il fatto che gli arabi durante il Medioevo non riuscirono a fare le scoperte compiute da altri nel sedicesimo e diciassettesimo secolo. Sono questi dati che mi inducono ad attribuire importanza all’intelligenza quale causa della tecnica, e, inoltre, all’intelligenza che (come nella tarda antichità) può non affiorar quando nell’ambiente esiste l’opportunità del suo esercizio»[6].

[1] Paolo Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa (1997), Laterza 2000, p. 359.

[2] Immanuel Kant, Risposta alla domanda: che cos’è l’illuminismo? (1784), in Immanuel Kant, La pace, la ragione e la storia, Il Mulino 1985, p. 35.

[3] L. L. Laudan, Thomas Reid and the Newtonian Turn of British Methodological Thought, in R. E. Butts e J. W. Davis (a cura di), The Methodological Heritage of Newton, Basil Blackwell, Oxford, 1970, p. 103.

[4] Paolo Rossi, La scienza e la filosofia dei moderni. Aspetti della Rivoluzione scientifica (1971), Boringhieri 1989, p. 15.

[5] Bertrand Russell, Autobiografia intellettuale (My mental development, in The philosophy of Bertrand Russell, a cura di P. A. Schilpp, Evanston, Illinois, 1946, pp. 3-20), in Neompirismo (a cura di Alberto Pasquinelli, 1969), Utet 1978, p. 135.

[6] Bertrand Russell, Condotta umana e valori (Reply to criticisms, in The philosophy of Bertrand Russell, a cura di P. A. Schilpp, Evanston, Illinois, 1946, pp. 719-741), in Neompirismo (a cura di Alberto Pasquinelli, 1969), Utet 1978, p. 203.