Psicologia e comportamento: la prospettiva etologica

Riduzione da Ludovico Geymonat,

Storia del pensiero filosofico e scientifico, Garzanti 1976

Sebbene Charles Darwin se ne fosse occupato nel suo libro L’origine dell’uomo del 1871 e nel successivo scritto L’espressione delle emozioni negli animali e nell’uomo del 1872, lo studio del comportamento animale in generale era storicamente rimasto in ombra.

La psicologia animale risolveva il comportamento nei circuiti comportamentistici stimolo-risposta S-R interpretandolo semplicemente come apprendimento per condizionamento ambientale; muovendo da I. P. Pavlov per giungere a J. B. Watson e a B. F. Skinner, questo metodo permette di ottenere risultati sperimentali riproducibili in laboratorio ma perde di vista la realtà dei fenomeni studiati, essendo le condizioni di studio del tutto artificiali e ben lontane dall’ambiente naturale, e la storia evolutiva quale base biologica del comportamento delle specie.

E’ in questo modo necessario studiare scientificamente il comportamento dell’animale nel suo ambiente naturale e ben considerandone le basi biologiche ereditarie: è il compito dell’etologia, vale a dire la scienza comparata del comportamento animale derivata direttamente dall’evoluzionismo di Ch. Darwin. Il metodo dell’etologia è così osservativo e comparativo: si tratta di osservare il comportamento degli animali allo stato naturale, o in ambienti modello, interferendo il meno possibile con le normali condizioni ambientali. L’etologia supera il pregiudizio comportamentistico che il comportamento dipenda soltanto dall’ambiente e non anche dalla genetica: l’omologia comportamentale come corrispondenza di comportamenti in specie dalla comune evoluzione è spiegabile filogeneticamente con la loro convergente storia evolutiva.

L’etologia ben si interroga sulla dicotomia tra innato e acquisito, tra istinto e apprendimento. Konrad Lorenz aveva rimarcato il carattere innato, geneticamente determinato, del comportamento: l’istinto è fisso, indipendente dall’ambiente esterno, programmato e controllato dal sistema nervoso centrale; nell’animale sono presenti meccanismi ereditari per rispondere a stimoli specifici e soddisfare le esigenze istintive, per cui innato, o congenito, ed istintivo sono separati da acquisito e appreso. Innato ed acquisito, istintivo ed appreso sono in realtà due aspetti distinti dello sviluppo individuale ben strettamente interagenti.

L’interazione tra l’istinto e l’apprendimento emerge nel cosiddetto “imprinting”, o “impressione”. L’imprinting è un condizionamento immediato e irreversibile possibile in un periodo critico della vita dell’individuo; gli anatroccoli che nell’età critica tra le 13 e le 15 ore di vita hanno sentito la voce umana anziché quella dell’anatra seguiranno così sempre un modello di anatra maschio con voce umana anziché la femmina vera. Dopo l’imprinting l’animale segue quindi sempre l’oggetto dal quale ha ricevuto l’impressione; oche allevate artificialmente si rifiutano allora di aggregarsi agli altri gruppi familiari ma ben seguiranno lo stesso allevatore, che considerano la loro mamma (Oscar Heinroth e K. Lorenz).

Se geneticamente determinata è semplicemente la predisposizione all’imprinting, allora con l’imprinting K. Lorenz stesso contraddiceva la dicotomia tra l’innato e l’acquisito, tra l’istinto e l’apprendimento: la versatilità della predisposizione all’apprendimento è limitata solo dalla programmazione filogenetica dei processi.

L’etologia completa la teoria sintetica dell’evoluzione: alla separazione dell’evoluzione culturale dall’evoluzione biologica è opposta una precisa ricomposizione di natura e cultura per cui nell’animale e nell’uomo la componente biologica non si limita ai fattori fisiologici ma interviene nel complesso delle attività dell’organismo in quanto è il complesso a determinare il successo evolutivo di una specie.

Rimarcandone la programmazione genetica negli animali, l’etologia rileva il comportamento sociale come tipico non solo dell’uomo e non totalmente appreso e indipendente dalle sue basi genetiche.

I comportamenti sociali degli animali sono etologicamente riconducibili a fattori esplicativi fondamentali.

Rientra tra i comportamenti sociali la stessa aggressività, alla quale è dedicato il libro di K. Lorenz Il cosiddetto male. Per una teoria naturale dell’aggressività del 1963. Lorenz pone l’aggressività e la fuga, suo opposto, tra gli istinti fondamentali, geneticamente programmati e scatenati da appositi stimoli; e gli altri istinti fondamentali sono ben la nutrizione e la procreazione.

Se l’etologia umana è un ritrovare l’animale nell’uomo, l’acquisizione e la trasmissione della socialità rimanda nell’uomo alla cultura: innestandosi sull’evoluzione biologica la evoluzione culturale ha ben modificato le relazioni tra gli esseri umani, rendendo il comportamento umano un intreccio di natura e cultura.

Integrandosi con la approssimazione neuroscientifica e la cognitiva la prospettiva etologica guarda bene al comportamento concorrendo essenzialmente alla psicologia.