Il cristianesimo

Nella età antica ben entra a segnare i tempi della storia la figura di Gesù Cristo. Gesù annuncia la cristiana “buona novella”, porta la “buona notizia”: “buona notizia” è in greco “euanghèlion”, onde vangelo; il vangelo è il buon annunzio del nuovo “patto” o “testamento” che esprime la volontà di Dio di rinnovare la propria “alleanza” con l’uomo. Il Vangelo è così incentrato sulla predicazione di Gesù Cristo: Cristo rappresenta il Figlio di Dio che si è incarnato e fatto uomo per mediare la nuova alleanza tra Dio e gli uomini; il rinnovato patto o testamento di Dio coll’uomo è così da Gesù suggellato col sacrificio della vita e reso per l’uomo buona notizia o novella, buon annuncio, vangelo. La predicazione di Cristo è effettivamente ben legata all’ebraismo: si parla in questo senso propriamente di tradizione religiosa ebraico-cristiana o giudaico-cristiana o tradizione biblica, in quanto è consegnata ai testi della Bibbia; la Bibbia è il testo sacro di ebrei e cristiani, è tradizionalmente La Scrittura, è dal greco la raccolta dei Libri per eccellenza. La Bibbia affianca così allo Antico il Nuovo Testamento: l’Antico Testamento si riferisce alla antica alleanza, al vecchio patto o per l’appunto testamento fra Dio e il popolo ebraico; il Nuovo Testamento cristiano rimanda alla nuova alleanza di Dio con gli uomini e a partire dai Vangeli consta degli scritti su Gesù Cristo e la sua predicazione, sulla prima opera di diffusione della religione cristiana, su questa nuova fede religiosa.

La nuova fede cristiana si innesta sul tronco del monoteismo ebraico: base del cristianesimo è la credenza religiosa giudaica nell’esistenza di un unico e solo Dio personale; il Dio dell’ebraismo e della tradizione giudaico-cristiana è il Signore del cielo e della terra il quale crea il mondo e tutte le cose dal nulla, ex nihilo, dal niente. Nell’originale prospettiva creazionistica biblica creatura centrale di Dio è assolutamente l’uomo: Dio fa l’uomo a propria immagine e somiglianza e lo pone al vertice del creato; con Adamo ed Eva la vicenda dell’uomo inizia così dalla perfetta sovranità dell’Eden. Biblicamente condizione effettivamente e dimensione propriamente umana intervengono però per l’uomo con l’affermazione di sé e passano per la disobbedienza a Dio: è ben la trasgressione del comando divino di astenersi dal solo frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male a determinare la caduta dell’uomo; l’uomo non si appaga della natura, non si abbandona, si interroga anche sul più gran dono, è libertà che vuole trascendere per intendere e scegliere.

Questo orgoglio di sé che porta l’uomo a proiettarsi sempre in avanti e a cercare di superarsi si fa quindi per la tradizione religiosa superbia e rifiuto dei nostri umani limiti: la presunzione di credersi Dio è il peccato originale dell’uomo; l’uomo diventa uomo uscendo dalla natura, ma come spirito ebraico-cristianamente cade e si degrada non riconoscendosi finito e determinato e non accettando i necessari divieti di una libertà responsabile e non arbitraria.

Dal peccato originale l’uomo può riscattarsi solo grazie a Dio stesso: è Dio che in Gesù dona agli uomini suo Figlio; è Gesù Cristo che è uomo tra gli uomini e redime l’umanità insegnando l’umiltà, vincendo la superbia, purificando la volontà, ripulendo il cuore inquinato dalla tentazione del male, rifacendo l’anima libera capace di bene.

Il cristianesimo è la religione di Cristo Redentore e Salvatore dell’uomo per dono o grazia di Dio: Gesù è Cristo, e Cristo è l’unto, il consacrato del Signore; Cristo è il Messia ebraico.

Il messia atteso dagli ebrei ed annunciato dall’Antico Testamento è per i cristiani Gesù figlio di Dio fatto uomo che irrompe nella storia. La nascita di Gesù è ben l’evento storico cristiano: la fede cristiana è essenzialmente storica e rimanda al fatto della incarnazione divina; l’incarnazione è la verità religiosa del cristianesimo ed è oggetto di rivelazione.

Nella idea di rivelazione è bene la differenza del cristianesimo dalla filosofia. La filosofia è secondo il proprio concetto greco libera ricerca razionale avente in se stessa il suo criterio. Il cristianesimo è invece adesione ad un credo: aderire ad un credo è naturalmente accettare per fede; e accettare per fede non è maturare colla ragione definendo una conclusione con le nostre umane risorse, ma accogliere appunto una superiore rivelazione. Il cristianesimo è dunque adesione ad una superiore rivelazione: la verità religiosa della fede cristiana è rivelata bene da Dio stesso; la rivelazione cristiana è in questo modo accolta come divinamente attestata. La differenza fra cristianesimo e filosofia è quindi la differenza fra fede e ragione, religione e scienza, rivelazione e ricerca.

La ricerca razionale filosofico-scientifica è per definizione autonoma; al contrario la rivelazione dipende viceversa da Dio, è suscettibile di puro e semplice riconoscimento religioso ed è naturalmente preclusa all’indagine. L’indagine filosofica è tuttavia possibile nella stessa fede religiosa. Il chiarimento della rivelazione religiosa cristiana diventa così filosofia cristiana.

La filosofia cristiana è preceduta dall’incontro del pensiero greco con la rivelazione religiosa ebraica.

Nel periodo della predicazione di Gesù Cristo si colloca la riflessione del filosofo ebreo Filone di Alessandria (20 a. C. – 50 d. C.).

Filone d’Alessandria è il “Platone ebraico” filosoficamente impegnato a sviluppare platonicamente i principi religiosi biblici veterotestamentari: l’Antico Testamento è interpretato allegoricamente; la creazione del mondo molteplice è mediata dal Verbo o Lògos di Dio Uno, ed è Dio Uno trascendente creatore che dal nulla trae la materia e la ordina secondo le forme o idee della propria ragione o appunto lògos che è discorso, parola, verbo.

Il Verbo o “Lògos” divino è cristianamente ben definito nel Vangelo dello apostolo Giovanni: Giovanni è discepolo prediletto di Gesù; il Vangelo di Giovanni è il IV e risale all’anno 90 circa. Nel Prologo del Vangelo secondo Giovanni troviamo l’identificazione di Cristo con il “lògos” o verbo divino: «In principio era il Verbo, ed il Verbo era presso Dio ed il Verbo era Dio. Egli era in principio presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente è invece stato fatto di tutto ciò che esiste… E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi… Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia. Perché la legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito, il quale ben è nel seno del Padre, lui lo ha rivelato».

La definizione della dottrina cristiana si inquadra bene nella vicenda storica del cristianesimo antico. Il cristianesimo s’inseriva nella tradizione messianica ebraica rivolgendosi a ogni uomo con un messaggio universale di speranza: come rinnovamento interiore del cuore che dispone la volontà al bene la fede cristiana è il dono o grazia di Dio che alimenta la speranza religiosa nella salvezza eterna; accogliere Cristo è accogliere l’amore che salva. Amore o carità quale appello cristiano agli uomini erano in questo senso ben rilevati da San Paolo: «L’amore è paziente, l’amore è benigno, e non è invidioso l’amore; l’amore non si vanta, non è orgoglioso, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non bada al male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità; tollera tutti, a tutti crede, tutto spera e sopporta. L’amore non avrà fine… Ora ci sono queste tre cose: fede, speranza e carità; ma la più grande è comunque la carità».

Il richiamo cristiano di tutti gli uomini all’amore o carità non poteva naturalmente assumere tutto il proprio significato pratico altrimenti che con un’opera apostolica di diffusione della nuova fede religiosa in Gesù Cristo.

La natura di Cristo e il mistero della sua incarnazione dovevano ben entrare nella trattazione delle interpretazioni teologico-religiose che accompagnarono la affermazione del cristianesimo e la formazione della Chiesa cristiana. La diffusione, difesa e definizione della fede cristiana ebbero così il naturale corrispettivo di riflessione apostolica, apologetica e patristica. Colla Città di Dio di S. Agostino nel V secolo la patristica definiva lo stesso compito ausiliario dello stato rispetto alla Chiesa secondo la sanzione storica del cristianesimo.

La affermazione dei dogmi dell’ortodossia cristiana è naturalmente legata al confronto con le posizioni eterodosse dell’eresia.

L’eresia è scelta interna ad una religione che ne proietta all’esterno: come esperienza comunitaria la religione è professione di un credo generalmente riconosciuto; in quanto deviazione dal generale credo l’eresia è una scelta di fede che pone in questione la fede.

La fede religiosa cristiana fu ben riportata a se stessa dalle eresie.

«La fede cristiana che si diffonde nel mondo antico uscendo dalla Giudea con la predicazione di Paolo è nelle sue proprie origini uno stato d’animo che non ha nulla a che vedere con la scienza» (Federigo Enriques e Giorgio Diaz de Santillana, Compendio di storia del pensiero scientifico, 1936, Zanichelli 1978, p. 219). La assoluta superiorità dell’amore sulla conoscenza è rimarcata da San Paolo: «Se anche avessi il dono della profezia e se conoscessi tutti i misteri e tutta la scienza… se non ho l’amore non sono niente». Sulla conoscenza poneva invece l’accento un’eresia: lo gnosticismo o gnosi; “gnosi” è “conoscenza”, e per gli gnostici la salvezza dell’anima non passa cristianamente per fede e amore ma per illuminazione e conoscenza. Con la conoscenza per pochi e non coll’amore per tutti l’uomo era così secondo la gnosi a Dio aperto dal salvatore Gesù Cristo.

Per il cristianesimo Gesù Cristo è Dio fatto uomo, è il Figlio di Dio ed è della stessa sostanza del Padre: “della stessa sostanza” rendeva col greco “homooùsios” il Concilio di Nicea, il quale nel 325 condannava l’arianesimo che non riconosceva a Gesù la medesima natura di Dio Padre; nella sola persona di Cristo pure ereticamente separava nature umana e divina e ad una sola le due nature riduceva rispettivamente nestorianesimo e monofisismo. Di Trinità e necessità della grazia per la salvezza pure filosoficamente ben trattò il cristianesimo.

Nella sua riflessione apostolica, apologetica e patristica l’incontro del cristianesimo col pensiero greco si compiva nella filosofia cristiana con «lo sforzo organizzatore dei Padri della Chiesa» (F. Enriques, Compendio di storia del pensiero scientifico, p. 220).