A priori materiale e crisi delle scienze: filosofia e scienza nel pensiero di Edmund Husserl

… quelle proposizioni che costituiscono i pezzi da parata della filosofia fenomenologica… non dicono niente sulla realtà o su una qualche “essenza”; ciò che si mostra in esse è solo il contenuto dei nostri concetti, ossia il modo in cui noi usiamo le nostre parole. Una volta dati i significati delle parole, esse sono a priori, ma puramente tautologico-formali, al pari di tutte le altre proposizioni a priori. In quanto formule che non dicono nulla, esse non contengono alcuna conoscenza e non possono servire come fondamento di nessuna scienza particolare. Una scienza come quella che i fenomenologi ci hanno promessa nei fatti semplicemente non esiste

Moritz Schlick, Esiste un a priori materiale? (1930-32), in Moritz Schlick, Forma e contenuto (1932), Boringhieri 1987 (a cura di Paolo Parrini), p. 179

L’esclusività con la quale nella seconda metà del XIX secolo la visione del mondo complessiva dell’uomo moderno accettò di venir determinata dalle scienze positive e con cui si lasciò abbagliar dalla prosperity che ne derivava significò un allontanamento da quei problemi che sono decisivi per una umanità autentica. Le mere scienze di fatti creano meri uomini di fatto… Nella miseria della nostra vita – si sente dire – questa scienza non ha niente da dirci. Essa esclude di principio proprio quei problemi che sono i più scottanti per l’uomo, il quale, nei nostri tempi tormentati, si sente in balìa del destino: i problemi del senso o del non-senso dell’esistenza umana nel suo complesso. Questi problemi, nella loro generalità, e nella loro necessità, non esigono forse, per tutti gli uomini, anche considerazioni generali e una soluzione razionalmente fondata? In definitiva essi concernono l’uomo nel suo comportamento di fronte al mondo circostante umano ed extra-umano, l’uomo che deve liberamente scegliere, l’uomo che è libero di plasmare razionalmente se stesso ed il mondo che lo circonda. Che cosa ha da dire questa scienza sulla ragione e sulla non-ragione, cosa su noi uomini in quanto soggetti di questa libertà? Ovviamente, la mera scienza di fatti non ha nulla da dirci a questo proposito: essa astrae appunto da qualsiasi soggetto

E. Husserl, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale (1954), in Stefano Poggi (a cura di), Husserl e la fenomenologia, Sansoni 1973, p. 95

… i più grandi sistemi della storia della filosofia… sono tutti nati da una riflessione sulle scoperte scientifiche dei loro stessi autori o su di una rivoluzione scientifica contemporanea o immediatamente precedente… così fu… per Husserl con la logistica di Frege

Jean Piaget, Saggezza e illusioni della filosofia (1965), Einaudi 1975, pp. 59-60

… fra l’atteggiamento di chi dice «ecco il sistema, la metafisica è compiuta» e l’atteggiamento di chi dice «la metafisica è impossibile o addirittura priva di senso» l’atteggiamento di Husserl che dice vediamo quali pietre possiam portare all’edificio della metafisica (anche se Husserl non adopera questo termine) mi sembra il più critico

Sofia Vanni Rovighi, La fenomenologia di Husserl, C. E. L. U. C. 1969, p. 7

… conclude Husserl… «la vera natura nel senso delle scienze naturali è un prodotto dello spirito che la indaga…»

Paolo Rossi, Il processo a Galilei nel secolo XX (1969-70), in Paolo Rossi, La scienza e la filosofia dei moderni, Boringhieri 1989, p. 16

Base della filosofia “scienza rigorosa” appare per Edmund Husserl (1859-1938) la “evidenza”. Per Husserl sembra effettivamente darsi un “a priori materiale”. Moritz Schlick (1882-1936) riconduceva la possibilità di un a priori materiale alla origine dalla “coscienza” della stessa “materia” della nostra conoscenza: «Un filosofo che credesse nell’esistenza di un a priori materiale e volesse spiegarne la possibilità non avrebbe del resto, per quanto posso vedere, altra via d’uscita che una trasposizione della teoria kantiana dalla forma al contenuto della conoscenza: egli dovrebbe assumere che non soltanto la forma della nostra conoscenza, ma anche il suo materiale deriva dalla coscienza che conosce»[1]. Il senso della “fenomenologia” di Edmund Husserl è da Moritz Schlick così rilevato:

E’ destino di molti sistemi filosofici postkantiani che, nello sforzo di correggere Kant superandolo, lo contraddicano con la massima decisione su quei punti particolari in cui avveniva che egli si trovasse sulla buona strada. Così, una delle fondamentali dottrine della più influente scuola filosofica della Germania di oggi sostiene che l’opinione di Kant a proposito del carattere formale di tutte le proposizioni a priori non sarebbe che un mero pregiudizio. E’ la cosiddetta filosofia fenomenologica, fondata da Husserl, che avanza la pretesa di essere in possesso di una gran quantità di conoscenza a priori vertente proprio sul materiale o contenuto della cognizione e non dovuta ad alcuna proprietà formale del processo cognitivo. I seguaci di Husserl sostengono con lui che l’origine e la giustificazione di queste proposizioni sintetiche indubitabilmente ed assolutamente valide sono da trovare in una sorta di intuizione detta Wesensschau, che si suppone sia l’intuizione non di una singola cosa individuale né di un singolo evento, ma della natura generale della “essenza” di una entità o di una classe di entità.

Essi dicono, per esempio, che tale conoscenza materiale sintetica a priori è espressa da proposizioni come le seguenti: “Ogni nota musicale deve avere un’altezza e un’intensità”; “La superficie di un corpo fisico (o una macchia nel campo visivo) non può essere sia rossa sia verde nello stesso luogo e nello stesso tempo”; “L’arancione come qualità di colore si colloca fra il rosso e il giallo”; e così via.

Husserl ed i suoi discepoli ritengono che proposizioni di questo genere formino un campo illimitato di importanti verità necessarie costituenti il vero e proprio dominio della filosofia: qui finalmente, a loro avviso, essa è divenuta una scienza rigorosa, ricca ed affidabile come la matematica[2].

Lo “a priori materiale” di Edmund Husserl appariva a Moritz Schlick semplicemente “analitico”: «… le asserzioni che sono state prese per proposizioni materiali a priori sono puramente tautologiche, non comunicano alcuna conoscenza e la loro validità a priori è dovuta… alla loro forma»[3]: «Le nostre proposizioni “materiali” a priori sono in verità di natura puramente concettuale, la loro validità è logica, esse hanno un carattere tautologico, formale»[4]. Delle posizioni di Moritz Schlick nella considerazione dello “a priori materiale” di Edmund Husserl Paolo Parrini richiama: «Si tratta di tesi che in modo più o meno diretto sono state al centro delle discussioni filosofiche successive, vuoi per la sorte toccata al logicismo nelle ricerche sui fondamenti della matematica, vuoi per i famosi attacchi di Quine alla distinzione analitico/sintetico, vuoi per gli studi sulla fenomenologia, che hanno messo in questione la possibilità di equiparare l’a priori materiale di Husserl al sintetico a priori kantiano»[5].

L’essenziale “verità filosofica” a priori materiale intuitivamente evidente appar per Edmund Husserl irriducibile alla “verità scientifica”: «Husserl è il rappresentante contemporaneo più illustre [della] tendenza [che] ha voluto restituire alla filosofia un modo di conoscenza specifico e di natura tale che si potrà chiamare, secondo le posizioni di ognuno, sovrascientifico o parascientifico»[6]. Husserl sembra così rivendicar le “ragioni filosofiche” del “soggettivismo”: «La filosofia… problematizza proprio quel mondo della vita quotidiana che è la base da cui partono le scienze»[7].

Alla “soggettivistica” propria “fenomenologia” psicologia descrittiva Edmund Husserl giunge dalla matematica: «Anche se ad un certo momento… Husserl definì la fenomenologia come una “psicologia descrittiva”, egli non arrivò alla fenomenologia dalla psicologia, ma dalla matematica»[8]. Allo “psicologo empirico” Franz Brentano appare per Husserl riconducibile la suggestione della filosofia “scienza rigorosa”: «Husserl… ha cominciato dalla matematica… ed è stato iniziato alla filosofia da Franz Brentano… più ancora degli argomenti impressionò Husserl il modo di filosofare di Brentano: gli diede la impressione che la filosofia fosse una cosa seria, fosse scienza e non costruzione arbitraria, e Husserl, incerto fra una vocazione matematica ed una filosofica, optò per quest’ultima, senza ritenere per questo di aver tradito il suo ideale di rigorosa scientificità… Da Brentano dunque Husserl assimilò la sua concezione della filosofia come scienza rigorosa, o piuttosto, come avviene sempre quando un uomo che pensa assimila qualcosa da un altro, trovò a sé congeniale la concezione brentaniana della filosofia come scienza rigorosa»[9]. In Brentano Husserl trova bene l’idea della “intenzionalità” della coscienza: la coscienza è sempre “coscienza di qualcosa”. Dice Franz Brentano in Psicologia dal punto di vista empirico del 1874: «Ogni fenomeno psichico è caratterizzato da quella che gli scolastici del Medioevo avevano chiamato la inesistenza intenzionale (o anche mentale) di un oggetto e che noi, pur con delle espressioni non prive di ambiguità, chiameremmo il riferimento ad un contenuto, l’indirizzarsi su un oggetto (con il quale non bisogna intendere qui una realtà positiva) o l’oggettualità immanente. Ogni fenomeno psichico contiene in sé qualcosa come oggetto, sebbene non tutti lo contengano allo stesso modo. Nella rappresentazione viene rappresentato qualcosa, nel giudizio qualcosa viene riconosciuto o rifiutato, nell’amore amato, nell’odio odiato, nel desiderio desiderato e così via»[10]. Scrive Husserl nelle Ricerche logiche del 1900-1901: «Il riferimento intenzionale, inteso in sede puramente descrittiva come peculiarità interna di certi vissuti, rappresenta per noi la determinazione essenziale dei “fenomeni psichici” o degli “atti”, cosicché consideriamo la definizione di Brentano, secondo cui essi sono “fenomeni che contengono in sé intenzionalmente un oggetto”, come una definizione essenziale»[11]. Dopo la Filosofia dell’aritmetica del 1891 dalle distanze dallo “psicologismo” appare affermarsi in Husserl la “istanza descrittiva filosofica”: «Una volta definita l’assoluta indipendenza delle leggi logiche ideali dalla psicologia, Husserl si impegna… in una sorta di “descrizione” del fenomeno conoscitivo così come esso è vissuto nella soggettività»[12]. Dalla matematica alla “logica pura” sembra “catalizzatore” della “scienza filosofica” di Husserl la «critica al psicologismo»[13]: «… quel particolare fraintendimento della logica… chiamato psicologismo… consiste nella convinzione che i principi logici siano leggi psicologiche del funzionamento della mente umana»[14].

Dal “rifiuto dello psicologismo” all’approssimazione fenomenologica l’orientamento di Edmund Husserl appare bene “soggettivistico trascendentale”. All’accento sulla “soggettività costitutiva del mondo” sembra in Husserl rimandare la stessa “critica filosofica” allo “oggettivismo scientifico” nel postumo La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale del 1954: la “crisi delle scienze” pare per Husserl crisi del significato soggettivo umano delle scienze per lo smarrirsi dello spirito nel “naturalismo”.

[1] Moritz Schlick, Esiste un a priori materiale? (1930-32), in Moritz Schlick, Forma e contenuto (1932), Boringhieri 1987 (a cura di Paolo Parrini), p. 173.

[2] Moritz Schlick, Forma e contenuto (1932), Boringhieri 1987 (a cura di Paolo Parrini), p. 127.

[3] Schlick, Forma e contenuto, p. 130.

[4] Schlick, Esiste un a priori materiale?, p. 177.

[5] Paolo Parrini, L’empirismo logico (2002), Carocci 2005, p. 83.

[6] Jean Piaget, Saggezza e illusioni della filosofia (1965), Einaudi 1975, p. 12.

[7] Sofia Vanni Rovighi, La fenomenologia di Husserl, C. E. L. U. C. 1969, p. 39.

[8] Vanni Rovighi, La fenomenologia di Husserl, p. 15.

 [9] Vanni Rovighi, La fenomenologia di Husserl, p. 9.

[10] Stefano Poggi (a cura di), Husserl e la fenomenologia, Sansoni 1973, p. 3.

[11] Poggi, Husserl e la fenomenologia, p. 65.

[12] Poggi, Husserl e la fenomenologia, p. 15.

[13] Vanni Rovighi, La fenomenologia di Husserl, p. 19.

[14] Schlick, Forma e contenuto, p. 120.