Dall’Ottocento al Novecento: F. Nietzsche ed il sì alla vita

Nietzsche: la vita e le opere

Il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900) nasce a Röcken in Sassonia nel 1844 ed è figlio di un pastore protestante luterano, che però perde in tenera età rimanendo orfano del padre nel 1849; l’anno dopo la morte del marito la madre si trasferisce con la famiglia a Naumburg, cittadina sassone presso la quale il giovane Nietzsche dà nel ginnasio di Pforta precoce prova di talento per studi umanistici e musicali. Nietzsche studia quindi teologia e filologia all’Università di Bonn, per poi seguire il filologo Ritschl suo maestro all’Università di Lipsia; e a Lipsia nel 1865 inizia a leggere Schopenhauer, nel 1866 fa amicizia con Erwin Rohde e nel 1868 conosce il musicista Richard Wagner. Nel 1869 il venticinquenne Nietzsche ottiene la cattedra di filologia greca alla Università di Basilea grazie all’interessamento di Ritschl, ed in Svizzera stringe amicizia con Wagner e con lo storico Jacob Burckhardt (autore de La civiltà del Rinascimento in Italia, 1860). All’Università di Basilea Nietzsche insegnò appunto dal 1869 al 1879: son di questo periodo le prime grandi opere filosofiche nietzschiane; e così nel 1872 esce La nascita della tragedia dallo spirito della musica, opera che ben suscita vivaci polemiche, la reazione negativa degli ambienti accademici e la critica decisa del grande filologo classico Wilamowitz-Möllendorf. Tra il 1873 e il 1876 Nietzsche compone le 4 Considerazioni inattuali, ed al 1875 risale l’inizio del suo sodalizio col musicista Peter Gast; nel frattempo la sua amicizia con Wagner, del quale era stato appassionato sostenitore, si va raffreddando sino alla completa rottura nel 1878 segnata da Umano, troppo umano. Un libro per spiriti liberi che l’autore dedica a Voltaire e che prendendo le distanze anche dalla stessa filosofia di Schopenhauer apre bene la “fase illuministica” del pensiero nietzscheano. Nel 1879 ragioni di salute e la insoddisfazione verso la filologia portano Nietzsche a dimettersi dalla Università di Basilea, con la cui modesta pensione vive viaggiando inquieto tra Svizzera, Italia e Francia meridionale. Nel 1881 Nietzsche pubblica l’Aurora, in cui già prendono corpo le sue tesi fondamentali; del 1882 è dopo La gaia scienza, che ben chiude la fase illuministica nietzschiana. Nel 1883 Nietzsche concepisce il proprio capolavoro Così parlò Zarathustra, ultimato due anni dopo; nel 1886 dà alle stampe Al di là del bene e del male, e del 1887 è la nietzschiana Genealogia della morale. Nel 1888 Nietzsche si trasferisce a Torino. Dopo aver composto Il caso Wagner, Il crepuscolo degli idoli, L’Anticristo, Ecce homo, Nietzsche contra Wagner e i Ditirambi di Dioniso, a Torino Nietzsche lavora alla sua ultima opera: La volontà di potenza, che però è solo allo stato di frammenti  quando Nietzsche è colto da un attacco di follia e perde definitivamente la lucidità mentale il 3 gennaio 1889. Dopo 11 anni vissuti nelle tenebre della pazzia, affidato prima alla madre e morta la madre poi alla sorella, Nietzsche muore a Weimar il 25 agosto del 1900, senza poter saper del successo che ormai stava arridendo a quei suoi libri che aveva pubblicato a proprie spese e della propria fama nel frattempo divenuta universale. Sulla scorta dell’ora definitivo riconoscimento del valore dell’opera nietzscheana la sorella di Nietzsche Elisabeth prendeva infine a curare la revisione e la pubblicazione dei manoscritti del fratello, fra i quali La volontà di potenza che Friedrich Nietzsche non aveva in realtà preparato per la stampa: lo spirito fanatico nazionalista e razzista della antisemita sorella Elisabeth darà luogo a falsi che sono stati ben documentati e le manipolazioni sulla opera nietzschiana favoriranno la immagine distorta di un Nietzsche «precursore del nazismo».

Nietzsche: la prima fase del pensiero

Prima opera di Nietzsche è La nascita della tragedia: filologia classica, mondo greco, Schopenhauer e Wagner sono ben sintetizzati in una originale visione della civiltà greca; Nietzsche distrugge l’immagine neoclassica di Winckelmann di una grecità serena ed equilibrata, felice aurora della cultura occidentale. Per Nietzsche si tratta in effetti del solo aspetto apollineo dell’antica Grecia: i Greci erano dominati da due impulsi, lo spirito apollineo e lo spirito dionisiaco; lo spirito apollineo nasconde in realtà lo spirito dionisiaco col suo senso tragico della vita. Lo spirito dionisiaco è lo spirito del dio greco Dioniso: Dioniso è per Nietzsche il simbolo dell’istinto e della passione, di una umanità che nella ebbrezza e nella esaltazione della danza e della musica supera l’individualità per ritrovare l’unità profonda con la natura; Apollo è invece il simbolo divino della misura e della proporzione classica rintracciabile nella scultura greca, e lo spirito apollineo è la visione di sogno di una ragione che reagisce alla tragedia reale della vita tentando di esprimere il senso doloroso delle cose nelle limpide ed algide forme dell’arte. La opposizione di apollineo e dionisiaco è per Nietzsche ricomposta nella tragedia greca attica di Eschilo e Sofocle: la duplice natura dell’anima greca è sintetizzata nell’arte, ma l’equilibrio di passionalità e razionalità salta presso i Greci col passaggio dalla civiltà prescientifica alla civiltà scientifica; con Socrate la cultura greca prende la strada della logica e lascia definitivamente la via del mito, ed a Socrate corrisponde sul piano dell’arte Euripide, che pretende di eliminare dalla tragedia l’elemento dionisiaco originario per elementi morali e intellettualistici trasformando la chiarezza apollinea in ottimismo sillogistico.

Per F. Nietzsche emblema dell’ottimismo razionalistico è ben Socrate, precisa espressione della subordinazione della dimensione istintuale-passionale dionisiaca a quella razionale-intellettuale apollinea, subordinazione ben riconducibile alla ricerca filosofica della certezza: coll’affermazione della filosofia emerge l’uomo teoretico con la sua presunzione di dominare la vita colla ragione comprendendo il senso del divenire irrazionale del mondo e ponendo ordine nel caos della esistenza; all’assurdità dionisiaca dell’esistenza è così opposta l’idea di Socrate e poi di Platone di bene e ragionevole divina provvidenza tentando di fissare il reale incessante cambiamento delle cose in un cosmo ideale di essenze eterne, e il razionalismo socratico-platonico passando nel cristianesimo informerà la civiltà occidentale.

Con Socrate e con la filosofia comincia in sostanza per Nietzsche la decadenza dell’originario greco “spirito dionisiaco”: l’atteggiamento razionalistico che ricerca il senso ed il vero ordine della realtà segna la decadenza dell’intero Occidente; il presente ottocentesco rappresenta in questo senso sviluppo estremo della decadenza occidentale, ed un tratto della cultura decadente è la malattia storica ovvero lo sviluppo del sapere storico che porta all’eccesso, alla “saturazione” di storia che ben blocca anziché favorire la vita. Nelle Considerazioni inattuali Nietzsche avvicina così Socrate e i propri “contemporanei” Strauss, Feuerbach e Comte: la azione storica è priva di senso se l’ordine delle cose non può essere cambiato, e quindi la coscienza storica non produce né storia né vita e lo storicismo è razionalismo positivistico; alla decadenza si può contrastare solo con la rinascita dello spirito dionisiaco.

Nietzsche: la seconda fase, “illuministica”, del pensiero

La nascita della tragedia dallo spirito della musica fu da Nietzsche scritta sotto l’influsso di Schopenhauer e Wagner: a Wagner La nascita della tragedia è dedicata e da Wagner Nietzsche si aspettava la rinascita dello spirito tragico dionisiaco. Nelle sue successive Considerazioni inattuali Nietzsche contrasta la esaltazione di scienza e di storia e si oppone alla saturazione o eccesso di storia: la storia è importante, ma non vanno idolatrati i fatti e non ci si deve abbandonare alle illusioni storicistiche; i fatti son sempre stupidi, perché necessitano comunque di un interprete, e solo le teorie sono intelligenti, e lo storicismo ottocentesco esprime bene lo stesso razionalismo occidentale alla base del positivismo scientistico e facendolo consapevole della potenza della storia rende l’uomo insicuro e incapace di creare storia, secondo quanto vi è in ogni modo di vitalmente positivo nei tre tipi di storia rintracciabili monumentale, antiquaria e critica.

Critica della cultura è la seconda fase della riflessione di Nietzsche aperta dallo scritto Umano, troppo umano con il quale ben si entra nel periodo illuminista del pensiero nietzscheano: alla critica della metafisica e della religione cristiana si accompagna un riavvicinamento al sapere scientifico nella sua libertà dalle preoccupazioni metafisiche; contemporanea è la separazione nietzschiana da A. Schopenhauer e soprattutto da Wagner. Oltre che da Umano, troppo umano il distacco di Nietzsche da Schopenhauer e da Wagner è testimoniato da Aurora e Gaia scienza: il pessimismo di Arthur Schopenhauer è rassegnato e rinunciatario, è solo romantico e non accetta la vita ed il suo dolore guardando in faccia l’esistenza con “volontà di tragicità”; l’estetismo di Wagner è poi in particolare assolutamente decadente e passivamente nichilistico perché dice no alla vita.

La civiltà occidentale socratico-platonico-cristiana è per F. Nietzsche essenzialmente nichilistica: il nichilismo è il nulla lasciatoci dalle illusioni definitivamente tramontate; la svalutazione della “terra” e tutto il valore riservato al “cielo” ha le radici in Socrate e Platone, è legata alla morale cristiana e attraverso il cristianesimo è passata nelle moderne filosofie della storia che han secolarizzato la visione teologica esistenziale della religione cristiana. A morale e storia si unisce per Nietzsche la scienza: ecco i tratti del mondo occidentale; cultura europea e civiltà occidentale rimandano allo ottimismo razionalistico socratico che pretende di dominare la vita con la ragione ed appunto la scienza, e la scienza postula una logica e leggi delle cose e del mondo e così è ben accompagnata dalla volontà utilitaria umana di piegare le cose stesse a fini vitali che porta dal senso tragico estetico della vita alla moderna società industriale tecnologica. Ecco dunque il cammino dell’Occidente finir proprio nel nichilismo: simbolo della perdita di tutti i valori è per l’uomo la “morte di Dio”, che segna per Nietzsche la crisi irreversibile del mondo moderno; e con la morte di Dio si profila per Nietzsche la morte dell’uomo.

Nietzsche: la terza fase del pensiero

La terza fase della riflessione nietzscheana è inaugurata da Così parlò Zarathustra: con Dio è per Nietzsche morto anche l’uomo, ormai parimenti tramontato; l’uomo deve così esser superato e lasciare il posto al superuomo od oltreuomo, in tedesco Uebermensch. Così parlò Zarathustra va in questo senso contro l’ideale della mediocrità e la morale della rinuncia dello stesso Schopenhauer col suo pessimismo ascetico; il cristianesimo è eminentemente per Nietzsche morale del risentimento dei deboli verso i forti, morale da schiavi che dice no alla vita.

Alla morale servile Nietzsche oppone allora la morale aristocratica dello spirito libero capace di accettare la vita nella sua materialità, nel suo carattere terrestre, nel suo incessante divenire, nella sua immanente vicenda ciclica, nel suo eterno ritorno senza finalità trascendenti: il sì alla vita e alla terra potrà portare l’uomo a «nuove tavole di valori», ad una trasvalutazione o trasmutazione di tutti i valori; il superuomo e la sua volontà di potenza incarneranno quindi valori totalmente terreni, e così saranno virtù la gioia, la salute, la fierezza, la lotta.

Zarathustra è in Nietzsche il profeta del superuomo: dall’uomo si dovrà passare all’oltreuomo, ad una umanità che accetta gioiosamente l’esistenza, ama se stessa ed è nell’amor fati pronta ad accogliere il proprio destino; ecco la futura umanità che dice sì alla vita.