Romanticismo e idealismo

Immanuel Kant e il pensiero contemporaneo: riferimenti kantiani negli sviluppi successivi

L’influsso di I. Kant è rintracciabile in tutti i filosofi successivi, dall’idealismo trascendentale di J. G. Fichte, F. W. Schelling e G. W. Hegel alle correnti della filosofia novecentesca.

Le radici kantiane del pensiero contemporaneo risalgono alla fine del Settecento con il passaggio dall’Io penso di I. Kant all’Io puro di Fichte: Fichte inizia l’idealismo romantico; all’idealismo si opporrà nell’Ottocento il positivismo e, sorto il pragmatismo americano, con lo strumentalismo di Dewey nel Novecento per il neopositivismo il sintetico a priori di I. Kant non esiste; all’idealismo di G. W. Hegel reagiscono Schopenhauer, con il proprio irrazionalismo metafisico, e Kierkegaard, con la sua filosofia dell’esistenza; a Hegel rimandano la destra e la sinistra hegeliana, dalla quale emergono Karl Marx e il marxismo, e lo storicismo, che con Dilthey dalla metafisica passa alle scienze dello spirito, dal neokantismo definite scienze idiografiche per distinguerle dalle scienze nomotetiche naturali ed esatte; G. W. Hegel e la metafisica idealistica hegeliana sono così inquadrabili tra l’antimetafisica kantiana e l’antimetafisica neopositivistica, la quale con R. Carnap persegue il superamento della metafisica con l’analisi logica del linguaggio; il neokantismo o neocriticismo è poi ben una interpretazione del pensiero di I. Kant.

Con gli sviluppi otto-novecenteschi scienza e società impattano sul sistema filosofico di I. Kant mostrando i limiti della assolutizzazione teoretica, etica ed estetico-teleologica kantiana.

Il noumeno: la cosa in sé di Immanuel Kant e la via all’idealismo tedesco classico postkantiano

Il noumeno era da I. Kant opposto al fenomeno: i fenomeni sono le cose come ci appaiono e il mondo fenomenico è la realtà oggettiva costituita dal soggetto conoscente applicando le categorie intellettuali pure ai molteplici fenomeni dati nell’intuizione; il noumeno è la cosa in sé, pensabile ma non conoscibile come esistente e come causa delle nostre sensazioni.

La cosa in sé di I. Kant fu oggetto di dibattiti: della cosa in sé era ben rilevata la problematicità, poiché kantianamente la conoscenza passa per l’applicazione delle categorie ai fenomeni ed esistenza e causalità sono categorie e quindi impossibili da riferire al noumeno; la problematicità della cosa in sé è così la via verso la dissoluzione idealistico-soggettivistica del residuo realistico-oggettivistico ben rappresentato dal noumeno.

L’idealismo postkantiano è un soggettivismo metafisico che tende a risolvere l’intera realtà nel pensiero inteso come Io, Spirito, Idea: idealismo soggettivo di J. G. Fichte, oggettivo di F. W. Schelling ed assoluto di G. W. Hegel.

Dall’Illuminismo al Romanticismo: dal sentimento estetico di I. Kant all’intuizione dell’infinito

I. Kant distingueva i giudizi in determinanti e riflettenti: il giudizio determinante è conoscitivo-scientifico, necessario e di universalità oggettiva; il giudizio riflettente è non conoscitivo e sentimentale ed è teleologico, o finalistico fenomenico interno ed esterno, ed estetico, sull’ordine finale nel sublime e nel bello; il sublime ben rappresenta il riflesso umano della grande fenomenologia naturale, il bello è di universalità soggettiva perché la bellezza è la forma ordinata da tutti gli uomini reperibile nei fenomeni.

Il Romanticismo rivaluta sentimento, immaginazione, intuizione ed esprime nostalgia, struggimento (Sehnsucht) e tensione (Streben) per infinito, incondizionato, assoluto.

L’idealismo romantico tedesco classico postkantiano propone una logica e metafisica dell’assoluto inteso appunto come Idea, Soggetto, Io, Spirito.

L’idealismo romantico tedesco classico postkantiano ben presenta hegelianamente 3 momenti storico-dialettici: 1) la tesi è l’idealismo soggettivo od etico di Fichte (1762-1814), autore della Dottrina della scienza del 1794; 2) l’antitesi è poi l’idealismo oggettivo o estetico di Schelling (1775-1854), autore del Sistema dell’idealismo trascendentale del 1800, per cui nell’arte si coglie bene la unità di spirito e natura; e 3) la sintesi di 1) e 2) è l’idealismo assoluto di Hegel (1770-1831).