Karl Marx e la società industriale: filosofia, economia politica e socialismo: il marxismo

Marx ed Engels: bio-bibliografia

Di famiglia ebrea protestante Karl Marx nasce nella tedesca Treviri nel 1818; e abbracciata la filosofia di Hegel si avvicina alla Sinistra hegeliana, e si laurea in filosofia con la tesi Differenza tra la filosofia della natura di Democrito e quella di Epicuro del 1841 per poi darsi al giornalismo politico e lavorare alla liberale “Gazzetta renana”. Marx studia quindi Feuerbach, fonda a Parigi gli “Annali franco-tedeschi” ed accompagna i “Manoscritti economico-filosofici” alla lettura degli economisti politici classici stimolata da Friedrich Engels.

Nato nel 1820 da una ricca e reazionaria famiglia tedesca F. Engels si era avvicinato alla sinistra dei giovani hegeliani ed aveva aderito al comunismo per poi ben influire su Marx con La situazione della classe operaia in Inghilterra; ed incontratolo a Parigi con K. Marx iniziava la ininterrotta e quarantennale amicizia e collaborazione, dalla quale ben nascono La sacra famiglia o critica della critica del 1845 e L’ideologia tedesca del 1846, scritti in cui Marx ed Engels prendono le distanze dalle concezioni “ideologiche” della sinistra hegeliana delineando una concezione materialistica della storia.

Se abbandonano la stessa antropologia filosofica di Feuerbach, Marx ed Engels si impegnano dopo a diffondere il “socialismo scientifico”, nel nome del quale Marx attacca il socialismo utopistico nella Miseria della filosofia, risposta alla filosofia della miseria di Proudhon del 1847, anno alla fine del quale Marx ed Engels sono incaricati di redigere il programma della Lega dei comunisti che diventa il famoso Manifesto del partito comunista del 1848.

Scoppiato il ’48 rivoluzionario con Engels Karl Marx fonda a Colonia la “Nuova gazzetta renana”. Dopo la vittoria della controrivoluzione in Germania Marx è di nuovo a Parigi, che però deve presto lasciare per Londra, dove rimarrà sostanzialmente fino alla morte nel 1883 ma dove pur tra difficoltà di ogni genere con la amicizia, con l’aiuto costante ed il sostegno economico di F. Engels assieme alla concreta attività politica riuscì bene a condurre in porto le ricerche teoriche economiche, storiche, sociologiche che ben sono la base de Il capitale, il cui primo volume uscì nel 1867 e gli altri 2 furono poi pubblicati postumi da Engels rispettivamente nel 1885 e nel 1894.

Nei primi anni londinesi con Engels Karl Marx pubblica una rivista che continua la “Nuova gazzetta renana” ed in cui esce Lotte di classe in Francia 1848-49. Dal 1851 al 1862 Marx collabora al “New York Daily Tribune”; soprattutto Karl Marx si impegna con l’economia e così raccoglie molto materiale pubblicato nel Novecento con il titolo Lineamenti della critica dell’economia politica ma già elaborato nel testo Per la critica dell’economia politica del 1859. Nel 1864 nella città di Londra si costituì la prima Associazione internazionale degli operai che univa operai e gruppi di operai di paesi e di tendenze differenti: Marx diede alla Prima Internazionale una tattica unica guidandola fino praticamente alla fine del 1872; per il congresso di Gotha che vide la creazione di un unico partito operaio socialdemocratico tedesco nel 1875 Marx scrisse la sua Critica al programma di Gotha.

A Karl Marx sopravvisse F. Engels, il quale morì a Londra nel 1895. Distinguere nettamente tra i contributi di K. Marx e quelli di Engels alla formazione della concezione materialistica della storia o materialismo storico non è facile: Friedrich Engels sviluppò il materialismo dialettico, che alla considerazione della società ben univa una visione della natura.

Marx critico: da Hegel al socialismo utopistico di Proudhon

Dopo la riduzione sistematica hegeliana della realtà alla ragione per Marx la filosofia doveva riscoprirsi critica della realtà esistente, ben considerando la capacità della stessa teoria di farsi forza materiale di cambiamento dell’esistente.

Nel pensiero marxiano confluivano filosofia hegeliana con la critica feuerbachiana, economia politica inglese con i classici Adam Smith e David Ricardo, socialismo utopistico. La idea della filosofia quale mera speculazione entra in ogni modo in crisi: con Marx la filosofia non si limita ad interpretare il mondo ma vuole ben cambiarlo.

Marx fa eco a L. Feuerbach sulla religione ed aggiunge che anche sul piano politico non è lo Stato che fa l’uomo ma è l’uomo che fa lo Stato, il quale viene logicamente dopo la società civile delle necessità umane concrete e del sistema materiale strutturale economico.

Pur condividendone l’idea della filosofia come critica dell’esistente nelle stesse Tesi su Feuerbach Marx nel 1845 delineava la differenza dalla stessa sinistra dei giovani hegeliani: le loro idee sono ideologia; sono in effetti le condizioni materiali dell’esistenza, la vita concreta, i rapporti economici di produzione a determinare le idee, le quali sono pertanto marxisticamente un prodotto storico, per cui la coscienza dell’uomo è la sovrastruttura ideologica dipendente dalla struttura economica produttiva che davvero vincola gli uomini.

Le idee delle classi economicamente dominanti son dunque per Marx le idee dominanti: la cultura legittima e occulta il dominio materiale. Lo stesso L. Feuerbach rimaneva sul terreno della ideologia: secondo la idea marxiana la stessa alienazione religiosa rimanda alla alienazione sociale; tutto nasce bene dalla organizzazione economica della società che ben produce il sentimento religioso per consolare e per anestetizzare l’uomo rispetto all’ingiustizia e al conflitto, per cui la religione è «l’oppio del popolo».

Ideologica è poi per K. Marx l’idea dell’economia politica classica del carattere naturale e necessario delle leggi economiche: le leggi economiche sono semplicemente storiche e sono ben legate al modo di produzione capitalistico, e pure le stesse contraddizioni capitalistiche dovranno però portare ad un mutamento socio-economico.

Riconducendo le idee alla struttura economica K. Marx fa opera di demistificazione, e riprendendo il concetto hegeliano di alienazione denuncia la condizione di estraneazione del proletariato nel sistema produttivo capitalistico: la divisione del lavoro determina ben una separazione dell’operaio dal prodotto lavorativo individuale, che si fa altro da lui nella propria esteriorità oggettuale emblematica dello sfruttamento e della reificazione capitalistica dell’uomo, il quale può emanciparsi solo riappropriandosi del proprio lavoro.

Nel capitalismo e nella società borghese l’alienazione riconduce però alla proprietà privata dei mezzi di produzione: K. Marx perseguiva la società comunista, che avrebbe dialetticamente necessariamente riaffermato l’uomo come sintesi superiore della opposizione sociale borghese capitalismo-proletariato intesa quale lotta di classe ben eliminando la proprietà privata dei mezzi di produzione e pure lo Stato capitalistico; e la questione dello Stato non poteva restare fuori dal problema sociale come ben voleva il socialismo utopistico specie del francese Proudhon, anzi la presa del potere da parte del proletariato porterebbe al venir meno dello stato e ad una società senza classi  in cui ognuno darà quanto sarà capace di dare e avrà secondo il proprio bisogno.

Marx: materialismo, socialismo e analisi del capitalismo

Nel Manifesto del partito comunista del 1848 il materialismo storico marxista è ben definito: è la considerazione storica e materiale degli uomini nel loro contesto sociale determinato; col lavoro gli uomini possono tuttavia affrancarsi riscattandosi pienamente nella società comunista, la quale col potere del proletariato vedrà lo Stato cedere il passo ad una società senza classi in cui si darà il possibile ma a prescindere dal merito si riceverà il necessario.

Al materialismo rimanda il socialismo scientifico marxista, e alla base della approssimazione scientifica marxista allo sviluppo della società c’è l’economia politica: Il capitale di Marx è un’analisi del capitalismo che riconduce al cosiddetto materialismo dialettico, che capovolgendola recupera la dialettica hegeliana valorizzando la contraddizione quale elemento di comprensione della realtà intesa materialisticamente; nella “dialettica materiale” della società il capitalismo dovrà necessariamente negarsi annegando nelle proprie contraddizioni. Oggettivamente contraddittoria è la produzione capitalistica: il capitalismo dipende dal lavoro salariato del proletariato, ma questa dipendenza porta al concentrarsi del proletariato; l’unione dei proletari di tutto il mondo nella lotta si risolverà nella sconfitta e nel superamento del capitalismo.

La dialettica materiale sociale è dunque dialettica economica; e così dottrina economica fondamentale è la teoria del valore, per cui Marx distingue per ogni merce un valore d’uso ed un valore di scambio. Il valore d’uso è la capacità di una merce di soddisfare un bisogno, ed il valore di scambio è il rapporto proporzionale tra valori d’uso che rappresenta la condizione dello “scambio economico” come transazione quantitativamente corrispondente di merci; equazione basilare è in questo senso per Karl Marx l’equazione valore-lavoro, secondo la quale il valore di scambio di una merce equivale al tempo ben quantificabile di lavoro socialmente necessario a produrre la merce ovvero l’oggetto o la cosa in questione. Corrispondendo un salario all’operaio il capitalista ne acquista nondimeno la forza-lavoro alla stregua di una merce; la forza-lavoro è tuttavia una merce che producendo merce produce valore, e K. Marx sottolineava proprio nel valore aggiunto o plusvalore il profitto e l’accumulazione del capitale da parte del capitalista, che ben sfrutta l’operaio non ripagando con il misero salario il lavoro effettivamente svolto dall’operaio stesso ed appropriandosi così di buona parte del lavoro dell’operaio giocando sulla differenza tra il valore prodotto dal lavoratore ed il valore del compenso che davvero gli offre, differenza in cui appunto consiste il plusvalore.

Storicamente dovrebbe anzi registrarsi per K. Marx la tendenza alla riduzione dei salari per i lavoratori. Ora, per  reggere la concorrenza i capitalisti diminuiscono il capitale variabile rappresentato dai salari stessi ed aumentano il “capitale costante” ben rappresentato dagli investimenti nelle macchine e nei mezzi di produzione; ma la caduta tendenziale del saggio di profitto porterebbe ad una sempre maggior concentrazione del potere economico solo in poche mani con la conseguente ulteriore riduzione salariale fino al punto di rottura e alla crisi del sistema capitalistico nel suo complesso per l’inasprimento dello scontro capitalismo-proletariato fino alla posizione delle condizioni per il passaggio alla società comunista.