La Rivoluzione scientifica e la nascita della scienza moderna

Nella storia del pensiero l’espressione Rivoluzione scientifica vuole designare il processo alla base della scienza moderna. Il movimento scientifico da Niccolò Copernico ad Isaac Newton è alle origini della modernità: la Rivoluzione scientifica si colloca alle radici della civiltà moderna.

La Rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento con la quale nasce la scienza moderna rinnova uno sforzo conoscitivo ben commisurato all’uomo: la nuova fiducia nelle possibilità conoscitive umane è temperata dalla coscienza dei limiti della conoscenza umana; il sapere umano diventa costruzione aperta di un discorso razionale controllato che in un libero confronto risolve ogni suggestione antropomorfica.

E’ l’Umanesimo a riportare al centro l’uomo. L’Umanesimo prelude al passaggio dal mondo statico medievale alla natura dinamica rinascimentale. L’Umanesimo si distacca dal Medioevo e avverte l’antichità altra da sé. L’Umanesimo vuole recuperare la ricchezza sorgiva della cultura antica in funzione del presente e del futuro. Per il nuovo spirito umanistico-rinascimentale il sapere umano è un prodotto storico e la costruzione della conoscenza richiede un metodo: alla consapevolezza filologica storico-filosofica umanistica si accompagna l’idea di una rifondazione culturale.

La fioritura di un vero e proprio sapere scientifico è storicamente riconducibile all’antichità greca ellenistica. E’ nell’età greca ellenistica che nasce la scienza. La scienza ellenistica ha carattere filosofico: la determinazione e lo svolgimento dei presupposti teorici di un discorso scientifico è questione di metodo e richiede sintesi filosofica. Con la mediazione filologico-filosofica umanistico-rinascimentale la scienza ellenistica torna fondamentale per la Rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento con la quale nasce la scienza moderna.

La scienza moderna nasce proprio con la Rivoluzione scientifica. La Rivoluzione scientifica si delinea nel Rinascimento. Nel Rinascimento matura la riscoperta umanistica della scienza ellenistica: «Dalla metà del Trecento un flusso di scritti greci provenienti da Costantinopoli si diresse in Italia, e da qui nel resto d’Europa, provocando quello che è detto il Rinascimento per antonomasia» (Lucio Russo, La rivoluzione dimenticata. Il pensiero scientifico greco e la scienza moderna, Feltrinelli 2013, p. 387). Il Rinascimento guarda alla civiltà classica e riprende la scienza antica: nell’antichità la scienza nasce effettivamente in Grecia in epoca ellenistica e «autori greci come Euclide e Archimede hanno continuato a fornire una guida essenziale alla rivoluzione scientifica moderna» (Lucio Russo, Segmenti e bastoncini. Dove sta andando la scuola?, Feltrinelli 2005, p. 111). La ripresa rinascimentale della scienza ellenistica si determina nella continuità-discontinuità di Umanesimo e Rinascimento rispetto al Medioevo: il Medioevo è teologico ma colto e antico, ed è con il culmine e superamento culturale trecentesco dell’età medievale che si passa alla temperie umanistica; alla separazione trecentesca di fede e ragione, Dio e natura è infine riconducibile il naturalismo rinascimentale. Nel Rinascimento il naturalismo condivide con l’aristotelismo l’idea dell’ordine necessario e dell’autonomia della natura: è l’idea scientifica di studiare la natura secondo i suoi principi. L’idea naturalistico-aristotelica della natura trovava quindi il complemento scientifico nel platonismo rinascimentale, legato a ermetismo, magia e alchimia ma fermo sull’idea pitagorica della matematizzabilità della natura.

Alle origini della scienza moderna, nella Rivoluzione scientifica, è nella rinnovata cultura e nel concetto scientifico e matematizzante della natura che si inserisce il recupero umanistico-rinascimentale della scienza ellenistica: «Per i grandi esponenti dell’Umanesimo italiano… leggere i grandi classici del mondo antico vuol dire fare ritorno ad una civiltà che è superiore a quella nella quale ad essi è toccato in sorte di vivere e che costituisce l’irraggiungibile modello di ogni forma di convivenza umana. Gli umanisti non furono tuttavia passivi ripetitori… I testi riscoperti dagli umanisti, nel corso del loro davvero grandioso lavoro di ritrovamento e di commento, non si configuravano come semplici documenti. Quegli antichi testi, sui quali si esercitava la loro raffinata filologia, contengono ai loro occhi conoscenza e sono direttamente utili alla scienza e alla sua pratica. La diffusione di edizioni fatte direttamente sugli originali greci, di traduzioni non più fondate (come nel Medioevo) su traduzioni arabe di opere greche, ebbe effetti decisivi sugli sviluppi del sapere scientifico» (Paolo Rossi, La nascita della scienza moderna in Europa, Laterza 2000, p. 57).