Il pensiero medievale tra continuità e discontinuità storico-culturale

Il Medioevo non si considera più un’età oscura, un periodo buio, una epoca barbara. Paolo Rossi rileva che oggi sappiamo che il Medioevo come tempo di barbarie era un mito della cultura umanistica e dei padri della modernità. Al superamento del ritratto del Medioevo come epoca barbara Eugenio Garin riconduceva la comprensione del Rinascimento: per intendere la specificità del Rinascimento occorreva dissipare il mito dei secoli barbari ed evidenziare l’origine polemica del tema della barbarie medievale. Il culmine della età medioevale coincide pure con l’incipiente superamento del Medioevo. Bertrand Russell considerava la più alta sintesi del pensiero medievale forse rintracciabile nelle opere di Dante: all’epoca della composizione della Divina Commedia il Medioevo iniziava in realtà a dissolversi.

Del Medioevo risalta il carattere teologico; ma il confronto con l’età antica e gli altri periodi non può far dimenticare il significato storico del Medioevo e tutti i motivi di interesse della cultura medievale.

Motivo centrale del pensiero medioevale è la grande questione del rapporto fra la ragione e la fede: ragione e fede, scienza e religione, filosofia e teologia, conoscere e credere, ricerca e dogma sono opposti da conciliare.

La storiografia mira a continuità e discontinuità, tradizione e rivoluzione, uniformità e frattura. Sulla continuità insisteva così Federigo Enriques: «La ragione umana si ritrova sempre la stessa, attraverso i luoghi e i tempi, e senza questo presupposto fondamentale sarebbe vano studiare la storia delle idee». Come la scientifica, empirica, sperimentale, naturale anziché normativa, epistemica piuttosto che metodologica epistemologia genetica di Jean Piaget l’approssimazione storico-genetica di Enriques intendeva «rompere l’armatura logica, e ricercare le intime ragioni dell’evoluzione delle idee: come da una precedente teoria inferiore si è passati a una teoria superiore, più comprensiva ed esatta, e perciò in qual senso debbano modificarsi e correggersi le ipotesi adottate, sotto la pressione delle nuove discordanti esperienze». Ora, del pensiero medioevale non può assolutamente non rilevarsi il legame col pensiero antico. L’importanza della cultura greca nella temperie intellettuale medievale è documentata dal ruolo delle idee dell’antica Grecia per il pensiero filosofico e scientifico del Medioevo. Enriques riferiva la continuità storica del pensiero scientifico alle idee greche antiche: «Non vi è grande idea – relatività del moto, inerzia, gravitazione universale contenente come caso particolare la legge del peso – che non profondi le sue radici nel suolo della cultura ellenica. E non è possibile comprendere la evoluzione del pensiero moderno senza rifarsi a codeste lontane origini». Se – dice Paolo Rossi – «molti hanno sostenuto la tesi di una continuità forte fra la scienza degli studiosi del Merton College di Oxford (come il Bradwardine) e dei “fisici parigini” (come Nicola Oresme e Giovanni Buridano) e la scienza di Galilei, di Cartesio, di Newton», se pure – scrive Maurizio Mamiani – «la teoria dell’impetus di Buridano, una variazione della concezione della vis impressa, si iscrive perfettamente nella fisica aristotelica, secondo cui la forza motrice si deve accompagnare al corpo mosso», diversamente da Pierre Duhem per Enriques la medioevale teoria dell’impetus o vis impressa è tuttavia riconducibile a Democrito piuttosto che ad Aristotele. Così – affermava Thomas Kuhn – «si può pensare che la genialità di Galileo consiste nell’utilizzazione che egli fece delle possibilità percettive rese disponibili da un mutamento di paradigma avvenuto nel Medioevo. Galileo non aveva avuto un’educazione esclusivamente aristotelica. Al contrario, gli era stato insegnato ad analizzare i movimenti nei termini della teoria dell’impetus, un paradigma tardo medievale il quale sosteneva che il movimento continuo di un corpo pesante era dovuto ad una forza interna impressa in esso dall’agente che, lanciandolo, lo aveva messo in movimento». Pure – osserva Maurizio Mamiani – «l’originalità di Galileo non sta tanto nella novità dei dati, ma nel nuovo modo di teorizzarli. Così Oresme ed i calculatores del Merton College erano già pervenuti alla rappresentazione grafica… del moto uniformemente accelerato (e Galileo certamente conosceva il loro risultato). La innovazione di Galileo consiste nello estendere questi risultati parziali… riconducendoli ad un orientamento concettuale del tutto diverso… L’orientamento di Galileo è decisivo, ed è generalizzabile, proprio per quanto riguarda l’accordo tra teoria ed esperienza».

La riscoperta razionale della dimensione teorica rimanda di sicuro alla moderna Rivoluzione scientifica del Cinque-Seicento colla quale nasce la scienza moderna. Nel dominio della religione il pensiero medievale coltiva tuttavia filosofia, logica e scienze, riflessione, metodo ed esperienza. Dopo il Mille nella rinascita della civiltà la vita intellettuale anzi rifiorisce. I ben 1000 anni della cultura europea del Medioevo possono così storicamente dividersi nei 2 grandi periodi altomedievale V-X e bassomedievale XI-XIV secolo.