La filosofia, regina delle scienze

Una domanda del profano al cultore è classica: che cos’è la filosofia? Moritz Schlick rispondeva che la filosofia di sicuro non è una scienza, eppure è qualcosa di così importante da meritare il tradizionale onore di regina delle scienze. Eugenio Garin rilevava poi che la filosofia è sempre stata, almeno un po’, un discorso sulla filosofia.

Della filosofia può sottolinearsi la peculiare difficoltà di definizione. La definizione di filosofia è riferibile alla prospettiva filosofica, all’orientamento filosofico. Se c’è un sapere filosofico e si può parlare di verità filosofiche, è problematico dire che si abbia un insieme, un corpo di conoscenze filosofiche. Ogni filosofia ricomincia daccapo. Emerge così la particolare opportunità di un’approssimazione storica alla filosofia. Se per una disciplina con una storia di millenni è farne la storia, definire è specialmente difficile per la filosofia. Storicamente la filosofia è stata diversa non solo in epoche diverse ma anche nella medesima età. Se con una definizione negativa si può dire che la filosofia si occupa di quello di cui non si occupano le altre discipline tenendo conto di quello di cui si occupano le altre, se la filosofia pensa i fondamenti e mira all’universale con opzioni soggettive mentre le scienze delimitano e trattano tecnicamente questioni particolari, se la filosofia è saggezza piuttosto che conoscenza, se la filosofia è un’attività, se si fa della filosofia, se si può vedere cos’è la filosofia solo filosofando, per essere filosofia alle filosofie è tuttavia comune lo spirito filosofico.

Il pensiero occidentale è informato dallo spirito filosofico. Lo spirito filosofico è scientifico e razionale, teorico e formale, astratto e generale, aperto e libero, critico e logico, chiaro ed analitico, coerente ed oggettivo, creativo ed ermeneutico. Scientificità e razionalità, teoria e formalità, astrazione e generalità, apertura e libertà, criticità e logica, chiarezza e analisi, coerenza ed oggettività, creatività ed ermeneutica fanno dello spirito filosofico un atteggiamento fondamentale. L’importanza di pensare filosoficamente è stata riconosciuta dagli stessi più severi critici della filosofia: paradigmatici i filosofi neopositivisti. Se Otto Neurath richiamava l’accordo di tutti i membri del Circolo di Vienna sul non darsi di una filosofia con asserzioni proprie, Schlick precisava che l’attività filosofica della determinazione dei significati è principio e fine, l’alfa e l’omega, della conoscenza scientifica, che un contributo scientifico sostanziale non può prescindere da un’idea del senso effettivo delle verità studiate, che così i grandi scienziati sono stati anche filosofi e si sono ispirati allo spirito filosofico. Chiarificazione logico-linguistico-concettuale per Schlick la filosofia è autonoma ma fondamentale rispetto alla scienza: scienze e filosofia si occupano rispettivamente di verità e significato degli enunciati; base della scienza è tuttavia il senso autentico delle proposizioni scientifiche. Simbolo della mentalità filosofica per Schlick così Socrate si consacrò alla ricerca del significato: alla ricerca del significato suscitata dalla meraviglia solo in personalità che non smettono di stupirsi delle cose sono riconducibili le grandi acquisizioni scientifiche; l’atteggiamento filosofico manifesta così tutta la propria vitalità per l’atteggiamento scientifico.

La filosofia ha dovuto fare i conti con la scienza, la tecnica, lo spirito positivo, le ideologie. Il Novecento ha visto una serrata requisitoria nei confronti della filosofia; e nel discorso filosofico è emersa la funzione differente delle scienze e della filosofia, si è visto che la filosofia non è una scienza con oggetti propri. Le critiche alla filosofia non si sono però estese alla mentalità filosofica, ma si sono indirizzate alla filosofia che si è cristallizzata in sistema chiuso, che nella costruzione metafisica insieme all’umana incertezza ha stemperato nel dogma la tensione filosofica a rendersi conto delle cose.

Le critiche alla filosofia non sono rivolte all’atteggiamento filosofico, ma rilevano i limiti della semplice riflessione, si riferiscono alla mera speculazione filosofica e ai grandi sistemi. Bertrand Russell sottolineava che l’amore per il sistema offusca sovente il desiderio della pura e semplice verità: si vuol costringere il piccolo fatto perché si accordi con la costruzione filosofica; la disponibilità al piccolo fatto è tuttavia progressiva per il sistema. Le critiche alla filosofia non riguardano lo spirito filosofico, ma si riferiscono alla pretesa che vi sia una conoscenza filosofica, che la filosofia abbia strumenti privilegiati di conoscenza, che possa attingere superiori profondità, possa cogliere l’essenza della realtà, svelare la chiave del mondo. Le critiche alla filosofia non investono la vocazione filosofica critica, analitica, ermeneutica, ma riguardano la filosofia che sembra avere smarrito la peculiare tensione a prendere coscienza di sé e delle cose.

Carattere, significato, ispirazione scientifica, limiti della filosofia sono ben richiamati da Jean Piaget in Saggezza e illusioni della filosofia del 1965: Piaget dice di aver ricevuto dalla propria formazione filosofica la problematica generale del proprio lavoro, e rileva che la filosofia ha ben ragion d’essere e si deve riconoscere che se non si è passati per la via della filosofia si resta incompleti per sempre.